al goldoni

All’angolo tra via Santa Maria e via delle Caldaie, nel cuore dell’Oltrarno tra via Romana e via dei Serragli, si gode di una delle più belle viste del Campanile di Giotto che ci siano a Firenze: Piazza Santo Spirito sta in fondo, in linea esattamente retta, e il campanile sovrasta perfettamente inquadrato dal profilo dei tetti. Un momento di perfezione sublime, da Sindrome di Stendhal, che non deve essere sfuggito quando all’inizio dell’Ottocento si decise di costruire proprio qui il Teatro Goldoni.

Già nel 1819 una guida di viaggio francese definiva il complesso del Teatro Goldoni come delle délices Goldoni: e non esagerava, perché a quel tempo nell’area dove fino a poco prima sorgeva il convento di Annalena Malatesta si apriva un sistema d’offerta completo, composto dal teatro all’italiana, da un saloncino delle feste (oggi sede della Goldonietta di Virgilio Sieni) e da un’ampia arena all’aperto. Nella mente di quel Gargani che lo costruì avrebbe dovuto soppiantare la Pergola come teatro di corte, data anche la vicinanza a Palazzo Pitti. Forse per i cattivi auspici che dall’aldilà Annalena, triste per la fine del suo convento, aveva inviato il Teatro Goldoni non decollò mai com’era nelle intenzioni di Gargani; che, anzi, fu persino frodato dai costruttori, rei di aver impiegato materiale di scarto per i lavori come si scoprirà solo molti anni più tardi.

Tramontato questo progetto di grandezza col declinare dei Lorena, il Goldoni rimase a simboleggiare grandezze e difficoltà della gestione di un edificio teatrale: le presenze di Craig, Gassman, Kantor, Meredith Monk e Ronconi da una parte, le numerose chiusure e una ristrutturazione difficile dall’altra. Riaperto dopo il 1998, fu affidato alle cure del Maggio Musicale Fiorentino. Oggi la Fondazione Teatro della Pergola desidera dare il proprio contributo all’attività del Goldoni con un progetto che ne valorizzi ulteriormente la centralità in quartiere bello quanto delicato negli equilibri; un quartiere di bellezze del paesaggio, tra Giardino di Boboli, Torrigiani e Annalena; un quartiere di chiese, antichi oratori, vecchi spedali, ancora profondamente popolaresco e artigiano, dove l’anima dell’innovazione spunta nei tanti stranieri e nelle nuove attività che sono spuntate.

Il quartiere del pioniere della moda italiana Giovambattista Giorgini, di scrittori come Alphonse Lamartine e Nathaniel Hawthorne, di musicisti come Luigi Dallapiccola, e di Jesse White, la donna che prese parte come infermiera a molte delle spedizioni di Giuseppe Garibaldi. Goldoni come valore della città, come punto di espressione multidisciplinare, come luogo di convergenza di molte delle anime del tessuto produttivo artistico della città che hanno forze ma non una casa. Un teatro che possa ripercorrere quel sentiero che da via delle Caldaie porta in Santo Spirito, e poi nel centro della città, in modo da unire ancor di più con la lingua della cultura le due sponde dell’Arno. Un luogo per il teatro in italiano ma anche per quello in inglese, un nuovo punto di riferimento per gli spettatori, un caposaldo del senso di appartenenza a un territorio. Una sfida per il domani di Firenze che riguarda tutti.

25 Feb 2020 - 1 Mar 2020 I SOLITI IGNOTI

Vinicio Marchioni dirige e interpreta con Giuseppe Zeno I soliti ignoti, la prima versione teatrale del mitico film di Monicelli, uscito nel 1958 e diventato con il tempo un classico imperdibile della cinematografia italiana e non solo.
Le gesta maldestre ed esilaranti di un gruppo di ladri improvvisati sbarcano sulle scene rituffandoci nell’Italia povera ma vitale del secondo dopoguerra.
L’adattamento di Antonio Grosso e Pier Paolo Piciarelli è fedele alla sceneggiatura di Age e Scarpelli, senza rinunciare a trovate di scrittura e di regia per rendere moderna quell’epoca lontana.
Uno spettacolo divertente ed emozionante.

11 Ott 2019 - 13 Ott 2019 MARY SAID WHAT SHE SAID

ESCLUSIVA ITALIANA

Un nuovo importante incontro tra Robert Wilson e Isabelle Huppert.
Sempre innovativo, in Mary Said What She Said Wilson offre alla grande Huppert, accompagnata dalle musiche originali di Ludovico Einaudi, il trono della Regina di Scozia e Francia Maria Stuarda, che perse la corona a causa delle sue passioni.
Vita e tormenti, tra gloria, prigione e omicidi, di una donna che ha combattuto le forze della storia per controllare il suo destino.

Spettacolo in francese con sottotitoli in italiano


11 OTTOBRE 2019 | ORE 15.30
SALA D’ARME – PALAZZO VECCHIO, FIRENZE

Non è soltanto un grande spettacolo internazionale, con una protagonista e un regista d’eccezione, coprodotto dal Teatro della Pergola.
Mary Said What She Said, un’esclusiva italiana voluta e costruita dalla Pergola, rappresenta il “varo” di un progetto unico in Europa: due prestigiose e storiche istituzioni teatrali, come il Théâtre de la Ville di Parigi e il Teatro della Pergola di Firenze, insieme a tante altre confluite intorno a questo asse Italia/Francia, si impegnano fianco a fianco nella progettazione di opportunità rivolte ai giovani, secondo gli intenti espressi dalla Carta 18-XXI, manifesto di principi che mettono al centro quanti hanno compiuto 18 anni nel 2018. Una Carta che esprime la visione di un futuro sociale e culturale realmente europeo, un’occasione per rendere disponibili, per quei giovani, contatti e momenti di confronto ‘non convenzionali’ con maestri e professionisti del mondo dell’arte, della scienza, dell’ambiente.

Sulla base di tali principi, in ambito teatrale si delinea un percorso progettuale e produttivo (vero rischio culturale da parte delle Istituzioni coinvolte) mirato alla preparazione di un attore contemporaneo, sociale, consapevole, europeo. Un percorso che, attraverso scambi e incontri che avranno il loro fulcro negli Chantiers d’Europe parigini (rassegna di teatro volta a stigmatizzare dogmi e frontiere e creare un legame solidale tra generazioni) e vedrà il suo momento più alto nella nascita della Compagnia dei Giovani del Teatro della Pergola, che si misurerà sui palcoscenici italiani e internazionali.

A partire da Mary Said What She Said si avviano inoltre ulteriori percorsi all’interno di una serie di workshop, momenti d’incontro e riflessione tra i giovani artisti e alcuni esponenti di livello internazionale del Watermill Center di New York, fondato dallo stesso Wilson. Questo itinerario ha portato il Teatro della Pergola a intessere relazioni anche con altri compagni di percorso, uniti adesso in una stretta condivisione di intenti: il Teatre Lliure di Barcellona, la Norwegian Theatre Academy, l’ArtEZ University of the Arts di Amsterdam, con i quali si è avviato, sempre per i giovani, uno scambio di esperienze e progetti.

Nel 2020, sempre al Teatro della Pergola, verrà poi allestito Jungle Book diretto da Robert Wilson, in partnership con il Théâtre de la Ville, e vedranno la luce altre produzioni tra le quali i nuovi spettacoli di Dimitris Papaioannou, Euripides Laskaridis e Juan Carlos Martel.

Tutti eventi pensati e progettati secondo i descritti comuni intenti delle istituzioni teatrali europee coinvolte, che saranno presentati nel dettaglio con un incontro pubblico l’11 ottobre alle ore 15.30 in Palazzo Vecchio a Firenze.

22 Nov 2019 - 30 Nov 2019 EMILY DICKINSON

Vertigine in altezza

Un’esistenza da incendiaria nell’America bigotta e puritana della seconda metà dell’Ottocento.
Emanuele Gamba dirige Daniela Poggi in Emily Dickinson – Vertigine in altezza di Valeria Moretti dove le parole della poetessa zampillano, oblique e vulcaniche.
Tutto si fa rivolta, mentre la vita apparentemente scorre quieta. Mondo esterno e mondo interiore si alternano nel racconto in scena, inseguendosi, accavallandosi e scontrandosi nella fulminante febbrile creatività poetica Dickinson.
A un’esistenza apparentemente priva di grandi avvenimenti, fa da contrappunto una vulcanica vita interiore.

Note di regia

Dall’infinitamente piccolo della natura tanto amata all’infinitamente grande delle passioni e degli slanci – e viceversa – Emily Dickinson corre tracciando rotte sempre nuove e inesplorate e soprattutto sempre, alla ricerca di un nuovo profondo mistero. E lo fa da par suo, mantenendo vive in sé le accensioni di una donna, una ragazza e una bambina capaci tutte di arguzia e divertimento, malizia e abbandono, gioco ed estasi.

Emanuele Gamba

5 Nov 2019 - 10 Nov 2019 MEMORIE DI ADRIANO

PRIMA NAZIONALE

Torna Memorie di Adriano e, di nuovo, ci aiuta a riflettere sul nostro momento storico indicandoci, forse, uno spiraglio di speranza.
Dopo il grande successo dell’edizione con Giorgio Albertazzi, Maurizio Scaparro ha sentito la necessità di riproporlo in un nuovo allestimento, che rilegge da angolazioni nuove la storia raccontata da Marguerite Yourcenar.
A dar voce e corpo all’Imperatore, in una sua personalissima interpretazione, Pino Micol.
In un mondo dove i fondamentalismi e l’ignoranza seminano morte e distruzione, questo testo è più attuale che mai.

Note di regia

C’è una frase di Flaubert che forse, meglio di tutte, spiega il fascino immortale del protagonista di quest’opera di Marguerite Yourcenar: Quando gli dèi non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo. Adriano è più di un uomo, è l’immagine, o meglio il ritratto di ciò che noi siamo oggi, nelle sue parole ritroviamo le radici del pensiero occidentale e della nostra storia.

Maurizio Scaparro

12 Nov 2019 - 17 Nov 2019 MISANTROPO

Un uomo e una donna con torti e ragioni equamente distribuiti, protervi nel non cedere alle richieste dell’altro, attaccati tenacemente alle proprie scelte di vita, in perenne conflitto tra loro.
Giulio Scarpati e Valeria Solarino sono i protagonisti de Il misantropo di Molière diretto da Nora Venturini, una commedia amara in cui non è previsto il lieto fine.
Attorno a loro si muove un carosello di tipi umani: il politico con velleità da scrittore, i giovani bene, vanesi e modaioli, la dama di carità, ipocrita e bigotta; parodie dei vizi e dei difetti dell’alta società di ieri, di oggi e domani.

Note di regia

In questo capolavoro sempre in equilibrio tra commedia e tragedia l’aspetto privato del tormento amoroso è dal punto di vista teatrale altrettanto interessante di quello sociale, perché ne evidenzia il fattore umano e ce lo rende sempre attuale a distanza di secoli. Tragici e comici insieme, Alceste e Célimène sono nostri contemporanei come coppia sentimentalmente impossibile: non si capiscono ma si amano, si sfuggono ma si cercano, si detestano eppure faticano a separarsi. Nei loro difetti possiamo ritrovarci e riconoscerci; e ne ridiamo, guardandoci allo specchio.

Nora Venturini

19 Nov 2019 - 24 Nov 2019 SI NOTA ALL’IMBRUNIRE

(Solitudine da paese spopolato)

I figli e il fratello maggiore, radunati in un fine settimana nella casa di campagna del padre, all’inizio del villaggio spopolato dove vive da solo da tre anni.
Lucia Calamaro scrive e dirige Si nota all’imbrunire con Silvio Orlando nel ruolo del protagonista, quello di un uomo che vive accanto all’esistenza e non più dentro la realtà.
Emergono, qua e là, empatie, distanze, rese dei conti. Si tratta di decidere come smuoverlo da una posizione che è metafora del suo stato mentale.
Desideri e realtà: la vita, fino a un certo punto, può essere esattamente come uno decide che sia.

Note di regia

Si nota all’imbrunire, che ha trovato nella figura del padre un interprete per me al tempo insperato e meraviglioso: Silvio Orlando, trova le sue radici in una piaga, una patologia specifica del nostro tempo che io ho conosciuto anche troppo. La socio-psicologia le ha dato un nome: “solitudine sociale”. Ci piace pensare che gli spettatori, grazie a un potenziale smottamento dell’animo, chiameranno quel padre, quella madre, quel fratello, lontano parente o amico oramai isolatosi e lo andranno a trovare, per farlo uscire di casa. O per fargli solamente un po’ di compagnia.

Lucia Calamaro

3 Dic 2019 - 8 Dic 2019 LA TEMPESTA

La tempesta, ultimo capolavoro di William Shakespeare, è un congegno teatrale prodigioso, in cui s’incrociano temi che prefigurano l’orizzonte della modernità: lo sguardo occidentale a confronto con quello dell’altro, l’incantesimo della mente e il potere come complotto e usurpazione, il mistero della giovinezza e l’incombere della fine.
Roberto Andò legge il testo attraverso il fluire, grandioso e imprevedibile, della mente di Prospero, interpretato da Renato Carpentieri, un attore giunto a quel magistero essenziale e profondo che appartiene solo ai grandi interpreti.

Note di regia

Nel capolavoro di Shakespeare, apparentemente, tutto sembra destinato alla conciliazione, non a caso si tratta di una favola. Eppure, anche nella Tempesta domina il tono della retrospezione, ma l’autore vi trasfonde uno spirito nuovo, di pietosa serenità, e la fa coincidere con la metamorfosi degli esseri umani che vi sono rappresentati. È il ritorno del romance e della parabola. Ci sono le crepe e le fessure di cui parlava Adorno a proposito dell’ultimo Beethoven, ma il paesaggio in sfacelo diviene occasione di salvezza e di rigenerazione.

Roberto Andò

10 Dic 2019 - 15 Dic 2019 AMADEUS

Amadeus è la storia di una feroce gelosia. Una sorta di grandiosa vendetta privata contro un uomo prigioniero del proprio genio.
Ambientato alla fine del Settecento, il dramma racconta il presunto tentativo, senza fondamento storico, del compositore Antonio Salieri di distruggere la reputazione dell’odiato avversario Wolfgang Amadeus Mozart.
Il testo di Peter Shaffer, portato al trionfo nel 1984 dal film omonimo di Miloš Forman, viene ora interpretato da Geppy e Lorenzo Gleijeses nei ruoli, rispettivamente, di Salieri e Mozart.
La regia è affidata ad Andrej Konchalovskiy.

27 Dic 2019 - 5 Gen 2020 DITEGLI SEMPRE DI SÌ

Ditegli sempre di sì è una commedia in bilico tra la pochade e un vago pirandellismo, un congegno bizzarro in cui Eduardo De Filippo si applica a variare il tema della normalità e della follia, consegnando al personaggio di Michele Murri, il protagonista, i tratti araldici della sua magistrale leggerezza.
Roberto Andò dirige Gianfelice Imparato e la Compagnia Luca De Filippo. Via via che si avvicina al finale, il fantasma delle apparenze assume un andamento beffardo, sino a sfiorare, nel brio del suo ambiguo e iperbolico disincanto, una forma spiazzante: è commedia o tragedia?

Note di regia

Il tema della pazzia ha sempre offerto spunti comici o farseschi, ma di solito è giocato a rovescio, con un sano che si finge pazzo. Invece, in Ditegli sempre di sì il protagonista è realmente pazzo, il dolore e il senso di minaccia pervadono l’opera. Tra porte che si aprono e si chiudono, equivoci, fraintendimenti, menzogne, illusioni, bovarismi, lo spettatore si ritrova in un clima sospeso tra la surrealtà di Achille Campanile e un Luigi Pirandello finalmente privato della sua filosofia, irresistibilmente proiettato nel pastiche.

Roberto Andò

21 Gen 2020 - 26 Gen 2020 ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI

Dopo il Don Giovanni di Molière, Valerio Binasco frantuma la tradizione con un Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni che guarda più alla commedia all’italiana che alla commedia dell’arte, dando voce a un’umanità vecchio stampo, paesana e arcaica, che ha abitato il nostro mondo in bianco e nero.
Il suo stile cinematografico, fatto di sintesi, unità di azione e suspense, è al servizio di una commedia della stravaganza che diventa un gioioso viaggio nel tempo, alle origini del teatro italiano e della sua grande tradizione comica, con un cast capitanato da Natalino Balasso.

Note di regia

A chi mi chiede: «Come mai ancora Arlecchino?» rispondo che i classici sono carichi di una forza inesauribile e l’antico teatro è ancora il teatro della festa e della favola. Goldoni è capace di una scrittura che è solo in apparenza di superficie; se vado nei dettagli, non solo del testo, ma soprattutto delle ragioni che spingono i personaggi a dire quelle cose e non altre, scopro una ricchezza di toni interiori che ben si adatta a essere interpretata con sensibilità contemporanea.

Valerio Binasco

28 Gen 2020 - 2 Feb 2020 WINSTON VS CHURCHILL

Giuseppe Battiston incontra la figura di Churchill, la porta in scena, la reinventa, ne indaga il mistero attraverso la magia del teatro, senza mai perdere il potente senso dell’ironia.
Winston VS Churchill, diretto da Paola Rota e tratto da Churchill, il vizio della democrazia di Carlo G. Gabardini, mostra l’uomo, il politico, l’icona, la maschera.
In un presente onirico, l’intera esistenza di colui che, per certi versi, è il Novecento, è l’Europa (grazie alle sue scelte politiche, ha salvato l’umanità dall’autodistruzione durante la Seconda guerra mondiale), è compresente e finisce per parlare a noi e di noi, oggi, con una precisione disarmante.

4 Feb 2020 - 9 Feb 2020 LE SIGNORINE

Le Signorine è una commedia di Gianni Clementi che sa sfruttare abilmente la comicità che si cela dietro al tragico quotidiano, soprattutto grazie a due attrici come Isa Danieli e Giuliana De Sio, dirette da Pierpaolo Sepe, che trasformano i litigi e le miserie delle due sorelle, in occasioni continue di gag e di risate.
Nella loro veracità napoletana, Rosaria e Addolorata sanno farci divertire e commuovere, raccontando con grande ironia, gioie e dolori della vita familiare.
Un testo irriverente e poetico che ci ricorda come la famiglia sia il luogo dove ci è permesso dare il peggio di noi, senza il rischio di perdere i legami più importanti.

11 Feb 2020 - 16 Feb 2020 ARSENICO E VECCHI MERLETTI

Una commedia nera, in equilibrio tra farsa e noir, tensione e puro divertimento.
Geppy Gleijeses (ispirandosi liberamente alla prima regia teatrale del grande Mario Monicelli, di cui nel 2020 ricorre il decimo anniversario della scomparsa) dirige Arsenico e vecchi merletti di Joseph Kesserling con due monumenti del teatro italiano: Anna Maria Guarneri e Giulia Lazzarini.
Un carnevale di paradossi, una sfilata di tipi umani grotteschi, a cominciare dalle zie Abby, apparentemente due care vecchiette.
Nel 1944 Frank Capra ne trasse un film cult con Gary Grant.

17 Mar 2020 - 22 Mar 2020 NON È VERO MA CI CREDO

Leo Muscato, erede della direzione artistica della compagnia di Luigi De Filippo, ha deciso di inaugurare questo nuovo corso partendo dal primo spettacolo che ha fatto con lui, Non è vero ma ci credo di Peppino De Filippo. Una tragedia da ridere, popolata da caratteri dai nomi improbabili e che sono, in qualche modo, versioni moderne delle maschere della commedia dell’arte. Il protagonista incarnato da Enzo Decaro, Gervasio Savastano, assomiglia ai personaggi di Molière che Luigi De Filippo amava molto: l’avaro, avarissimo commendatore, con il perenne incubo di essere preda della iettatura e che finisce vittima della sua credulità.

Note di regia

Peppino De Filippo ambientò la sua storia nella Napoli un po’ oleografica degli anni ’30. Luigi aveva posticipato l’ambientazione una ventina d’anni più avanti. Noi seguiremo questo sua intuizione, avvicinando ancora di più l’azione ai giorni nostri, ambientando la storia in una Napoli anni ’80, una Napoli un po’ tragicomica e surreale in cui convivevano Mario Merola, Pino Daniele e Maradona.

Leo Muscato

 

24 Mar 2020 - 29 Mar 2020 ANTIGONE

Il confine tra vincitori e vinti spezzato dalla giustizia umana di una donna. Laura Sicignano dirige Antigone di Sofocle con Barbara Moselli nel ruolo del titolo e Sebastiano Lo Monaco in quello di Creonte. La pietas di Antigone, che vuole dare sepoltura al fratello Polinice contro il volere del re, la pone come estranea alle leggi della città, in diretto contatto con quelle degli dèi e dei morti. “Madonna pagana” piangente sul corpo del fratello, celebra il rito e diventa pericolosamente anarchica. Creonte e Antigone si fronteggiano in enormi solitudini, a costo di perdere ogni felicità.

Note di regia

Da Sant’Agostino a Leibniz, da Voltaire ad Hannah Arendt, l’idea del male minore ha percorso il pensiero morale occidentale. Antigone, nel momento in cui si affaccia alla vita adulta, preferisce trasformarsi in martire in nome di una radicale negazione del mondo. I giovani di questa tragedia si immolano. Il vuoto dei padri inghiotte quello dei figli, in un vortice che implode davanti agli occhi del mondo. Tutti i personaggi invocano gli dèi, ma non arriverà alcun deus ex machina a riportare la pace.

Laura Sicignano

31 Mar 2020 - 5 Apr 2020 MINE VAGANTI

Il testo racconta della difficoltà di dire la propria diversità, nel quadro di una “famiglia” anticonvenzionale. Mine vaganti, il film del 2010 di Ferzan Özpetek, grande successo di botteghino e critica (2 David, 5 Nastri d’argento, 4 Globi d’oro) arriva per la prima volta in teatro, diretto dallo stesso Özpetek, al debutto nella prosa.

Il giovane Tommaso torna nella grande casa di famiglia a Lecce con l’intenzione di comunicare al variegato clan dei parenti chi veramente è; un omosessuale con ambizioni letterarie e non un bravo studente di economiafuori sede come tutti credono. Ma la sua rivelazione viene bruciata sul tempo da una rivelazione ancora più inattesa e scioccante del fratello Antonio. Tommaso è costretto a fermarsi a Lecce, rivedere i suoi piani e lottare per la verità, contro un mondo famigliare pieno di contraddizioni e segreti.

21 Apr 2020 - 26 Apr 2020 PROCESSO A GESÙ

Processo a Gesù ci interroga sul senso della fede, sulla giustizia, sulla solidarietà. Nel 2020, nel quarantesimo anniversario della scomparsa, il capolavoro di Diego Fabbri è ancora di grande attualità: fruga nell’intimo delle nostre coscienze, stimolandoci a una riflessione profonda sulla forza della figura di Cristo oggi.

Geppy Gleijeses dirige Paolo Bonacelli, Marilù Prati e altri 20/25 attori (tra cui 10 allievi all’ultimo anno di corso delle migliori scuole di teatro d’Italia), portando lo spettatore, ateo o credente che sia, a interrogare se stesso e la propria anima.

26 Nov 2019 - 1 Dic 2019 ANFITRIONE

Verità e inganno, intesi e malintesi, situazioni comiche, bizzarre e spiazzanti fanno da specchio alle sempre più grottesche e disorientanti vicende di un dilettante populista dei giorni nostri. Filippo Dini dirige Anfitrione di Sergio Pierattini con Gigio Alberti, Barbora Bobulova, Antonio Catania, Giovanni Esposito, Valerio Santoro, Valeria Angelozzi. Una rilettura del classico di Plauto che diventa una riflessione profonda, quasi archetipica, del nostro essere mortali, del nostro rapporto con noi stessi, con le nostre paure. In definitiva, con il nostro doppio.

Note di regia

Abbiamo sentito il desiderio di “riscrivere”, proprio perché abbiamo sentito la necessità di iscrivere questa storia nell’oggi, nel nostro quotidiano, con la speranza che pur mantenendo lo stesso divertimento, la stessa comicità, possa incidere ancora più prepotentemente nella nostra coscienza, nel nostro intimo, facendoci ritrovare forse, un dialogo con il nostro doppio, con quella zona remota e temibile del nostro essere, quel dio appunto, che tutto può, che tutto vede e domina, a nostra insaputa.

Filippo Dini

10 Mar 2020 - 15 Mar 2020 SALOMÈ

Salomè è un grande archetipo, un simbolo eterno di amore e morte. I registri del capolavoro di Oscar Wilde oscillano tra il drammatico, l’ironico, l’erotico, il grottesco. Luca De Fusco dirige Eros Pagni (Erode), Gaia Aprea (Salomè), Anita Bartolucci (Erodiade) in una Salomè inafferrabile, un enigma, che lo fa solo in apparenza somigliare a una tragedia greca, mentre in realtà ci troviamo di fronte a un’opera straordinaria, unica nel genere. Uno spettacolo che contamina teatro, danza, musica, cinema: quella forma “spuria” che il regista predilige da molto tempo.

Note di regia

Credo che l’amore/odio di Salomé per Giovanni sia figlio di quel desiderio mimetico su cui il grande antropologo René Girard ha scritto pagine memorabili. In sostanza, a mio avviso, Salomé ama talmente il profeta da volersi trasformare in lui stesso. Non può e non vuole uscire da una dimensione narcisistica dell’amore e quindi si specchia nel profeta. Questa intuizione, spero felice, porta a un finale sorprendente che preferisco non rivelare.

Luca De Fusco

3 Mar 2020 - 8 Mar 2020 FRONTE DEL PORTO

Dopo Qualcuno volò sul nido del cuculo, Alessandro Gassmann dirige di nuovo Daniele Russo nella riscrittura di una storia “cinematografica” di Elia Kazan con Marlon Brando (otto oscar nel 1954): l’adattamento teatrale firmato da Enrico Ianniello di Fronte del porto. Lo spettacolo ci trascina nella Napoli di quasi 40 anni fa: i colori della moda sono sgargianti, la sonorità è quella dei film dell’epoca e un cast di 12 attori porta in scena un racconto corale dalla forte carica emotiva e sociale, fatta di relazioni intense e rabbiose e di atmosfere cariche di suspense.

Note di regia

Credo che in questo momento in questo Paese non ci sia storia più urgente da raccontare di Fronte del Porto. Una comunità di onesti lavoratori sottopagati e vessati dalla malavita organizzata, trova, attraverso il coraggio di un uomo, la forza di rialzare la testa e fare un passo verso la legalità, la giustizia, la libertà. Cerco sempre di ricostruire mondi credibili nei miei spettacoli, pensando a ogni tipo di pubblico, nella convinzione che ora come non mai il teatro debba essere arte popolare, di difficile esecuzione, ma di semplice fruizione.

Alessandro Gassmann