9 Apr 2019 - 14 Apr 2019
tratto liberamente dal romanzo di William Makepeace Thackeray
riduzione teatrale e regia Giancarlo Sepe
con (in ordine alfabetico) Massimiliano Auci, Sonia Bertin, Gisella Cesari, Silvia Como, Tatiana Dessi, Mauro Brentel Bernardi, Vladimir Randazzo, Federica Stefanelli, Giovanni Tacchella, Guido Targetti, Pino Tufillaro, Gianmarco Vettori
scenografie e costumi Carlo De Marino
musiche a cura di Davide Mastrogiovanni e Harmonia Team
luci Guido Pizzuti
produzione Associazione Teatro La Comunità 1972, Teatro di Roma
organizzazione Grazia Sgueglia
foto di scena Salvatore Pastore
Orari 20.45, domenica 15.45

La durata dello spettacolo è di un'ora e 15 minuti, atto unico.
Prezzi Intero
Platea 34€ - Palco 26€ - Galleria 18€

Ridotto Over 60
Platea 30€ - Palco 22€ - Galleria 16€

Ridotto Under 26
Platea 22€ - Palco 17€ - Galleria 13€

Ridotto Soci Unicoop Firenze
Platea 26€ - Palco 19€ - Galleria 14€

(il creatore di sogni)

Giancarlo Sepe dirige con gli attori della Compagnia del Teatro La Comunità in Barry Lyndon tratto dal romanzo di William Makepeace Thackeray.
Il lavoro prende le sue emozioni dal grande film di Kubrick. Il romanzo è servito a delineare caratteri, situazioni, indicare paesaggi e storie lontane, ma forti e indimenticabili. In scena ci si vuole avvicinare ancora di più alla favola nera che racconta la vita avventurosa, tra amori e guerre, del signor Redmond Barry di Barry du Barry.
Una produzione Associazione Teatro La Comunità 1972, Teatro di Roma.

Trama

Lo spettacolo si lega alle modalità del sogno, delle cose desiderate ma solo immaginate nella notte, nel guardar le stelle, come se tutto il divenire della vita, prima di mutarsi in realtà, fosse stampato nel firmamento per essere desiderato da chi lo scruta. Anche la guerra, non certo cosa buona e desiderabile, è solo sognata e prende il suo avvio tragico e geometrico nel paesaggio fatto di nebbia e ombre.

Barry Lyndon è la rappresentazione dove si parla di cose giuste e di cose ingiuste, del sacro e del profano, tutto per entrare nella vita e coglierne il meglio da perfetto arrampicatore sociale: Barry s’innamora della donna che, da borghese campagnolo, lo trasformerà nel conte di Lyndon, senza remore e tentennamenti, varca le soglie dell’aristocrazia e scompagina una realtà che non conosce, solo con il preteso ‘buonsenso’ delle persone comuni, troppo poco. Il suo nuovo mondo gli appare magico e spettrale come se gli altri personaggi fossero fantasmi nel buio e invece sono i nobili che lo detestano perché non appartiene alla loro casta.

Le musiche diventano l’esemplificazione degli stati d’animo dei personaggi, le loro parole prendono forma come in un gioco da teatro delle ombre, fatto di luci che attraversano lo spazio buio della notte tra immagini che sono solo e sempre le proiezioni dei desideri di Barry stampate nel firmamento e che non diventeranno mai una realtà da vivere fino in fondo, ma un incubo da cui fuggire per poi ricadere in qualcos’altro che assomiglia ad un trionfo, ma che altro non è che una nuova sconfitta.

La forza di questo personaggio millantatore è che mostra le sue incapacità nel trasformare la sua vita in qualcosa di bello e travolgente sin dalle prime battute, sin dal suo amore sfortunato per la cugina avida e civetta, che da quel momento lo costringerà ad una discesa agli inferi ineluttabile e drammatica: una rappresentazione teatrale fatta di carne e vaghezza, in cui campeggiano i fatti dell’amore, ma anche quelli del tradimento e della seduzione.