LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO

27 Feb 2018 - 4 Mar 2018
dall'omonimo film di Elio Petri
(scenaggiatura Elio Petri e Ugo Pirro)
drammaturgia Paolo Di Paolo
con Donatella Allegro, Nicola Bortolotti, Michele Dell’Utri, Simone Francia, Lino Guanciale, Diana Manea, Eugenio Papalia, Aglaia Pappas, Simone Tangolo, Filippo Zattini
scene Guia Buzzi
costumi Gianluca Sbicca
regia Claudio Longhi
produzione ERT - Emilia Romagna Teatro Fondazione
foto Sofia Sakellaridis
Orari 20.45, domenica ore 15.45
Prezzi Intero
Platea 34€ - Palco 26€ - Galleria 18€

Ridotto Over 60
Platea 30€ - Palco 22€ - Galleria 16€

Ridotto Under 26
Platea 22€ - Palco 17€ - Galleria 13€

Ridotto Soci Unicoop Firenze
Platea 26€ - Palco 19€ - Galleria 14€

La classe operaria va in paradiso e a teatro, con la regia di Claudio Longhi, la drammaturgia di Paolo Di Paolo e l’interpretazione dell’ensemble di attori che la stagione scorsa ha raccolto un successo entusiasmante con la trilogia di Istruzioni per non morire in pace.
Alla sua uscita nel 1971, il film di Elio Petri, protagonista Gian Maria Volonté, innescò un duro dibattito nella sinistra, mettendone in discussione la capacità di rappresentare il proletariato.
Costruito a partire dai materiali di sceneggiatura di Petri e Pirro, lo spettacolo torna allo sguardo eterodosso e straniante della pellicola originaria per provare a riflettere sulla recente storia del nostro Paese.
Una produzione ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione.

Trama

Alla sua uscita nelle sale cinematografiche nel 1971, La classe operaia va in paradiso di Elio Petri riuscì nella difficile impresa di mettere d’accordo gli opposti. Industriali, sindacalisti, studenti e giovani intellettuali gauchiste, nonché alcuni dei critici cinematografici più impegnati dell’epoca, fecero uno strano fronte comune per stroncare il film. Qualcuno non mancò addirittura di invocare il rogo di tutte le copie della pellicola.

Nata per rappresentare non le ragioni di questa o quella parte, ma il mondo proprio della classe operaia – come ebbe a specificare più volte il regista – il film innescò un duro dibattito all’interno della sinistra italiana, mettendone radicalmente in discussione, nel periodo turbolento dei primi anni di piombo, l’identità ideologica e l’effettiva capacità di rappresentanza del proletariato. Tanto che la pellicola fu a lungo mal vista in patria, nonostante i numerosi premi vinti e, soprattutto, nonostante lo stato di grazia dei protagonisti, una sfolgorante galleria di stelle da Gian Maria Volonté a Mariangela Melato, a Salvo Randone…

Costruito attorno alla complessa sceneggiatura di Petri e Ugo Pirro e ai materiali che testimoniano la genesi del film, così come la sua ricezione (tanto ieri quanto oggi), riassemblati in una nuova tessitura drammaturgica da Paolo Di Paolo e saldati a un impianto musicale ricco e articolato, eseguito dal vivo dallo stesso ensemble di attori coinvolti nella messinscena, a quasi cinquant’anni dal suo debutto sui grandi schermi lo spettacolo La classe operaia va in paradiso sceglie di tornare allo sguardo scandaloso ed eterodosso, a tratti straniante, del film stesso, per provare a riflettere sulla recente storia politica e culturale del nostro Paese.

Note di regia

“La nostra epoca del consumo ultraveloce, segnata tanto dalla sovraesposizione mediatica e dalla bulimia dell’informazione quanto dal più completo vuoto ideologico, produrrebbe probabilmente reazioni molto diverse da allora, marcando una notevole distanza culturale, distanza che forse sarebbe da misurare in questi anni bui d’inizio millennio. Gli anni in cui, per esempio, il famigerato cognitariato ha preso, sotto tanti aspetti, il posto del proletariato di un tempo, ereditandone modi e follie”.

Claudio Longhi

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