IL MIO NOME È NESSUNO L’ULISSE

3 Mag 2016 - 8 Mag 2016
Sebastiano Lo Monaco
di Valerio Massimo Manfredi
adattamento e drammaturgia testo di Francesco Niccolini
con Sebastiano Lo Monaco - Ulisse; Maria Rosaria Carli - pastore, Athena, Penelope a vent'anni, Elena, voce di Patroclo, Penelope a quarant'anni; Turi Moricca - Laerte, Achille, Telemaco; Carlo Calderone - Aiace, Menelao, Antinoo
orchestra Sax in Progress dal Conservatorio Perosi di Campobasso
regia Alessio Pizzech
scene Antonio Panzuto
costumi Cristina Da Rold
musiche originali Dario Arcidiacono – Davide Summaria
disegno luci Nevio Cavina
foto di scena Tommaso Le Pera
foto pubblico e ringraziamenti Filippo Manzini
produzione SiciliaTeatro
Orari da martedì a sabato: 20.45; domenica: 15.45
La durata dello spettacolo è di un'ora e quaranta minuti, atto unico

Sebastiano Lo Monaco, con tutta la sua maestria e passione, dialoga con i molti fantasmi dell’Odissea di Omero, nella versione di Valerio Massimo Manfredi, adattata per il teatro da Francesco Niccolini e diretta da Alessio Pizzech. Un’intensa narrazione delle donne e degli eroi che Ulisse ha incontrato nel suo faticosissimo viaggio.

Trama
Ulisse, Odysseo, Nessuno: l’uomo dal multiforme ingegno, il mito che solca i mari, l’eroe più formidabile e moderno di tutti i tempi ci parla in prima persona, raccontandosi con tutta l’umanità e il coraggio che lo hanno reso, lungo ventisette secoli, più immortale di un dio. Dalla nascita nella piccola, rocciosa Itaca alla formazione di uomo e di guerriero al fianco del padre Laerte, dalle braccia materne della nutrice Euriclea al vasto mare da navigare sino a Sparta, dalla abbagliante e pericolosa bellezza di Elena all’amore per Penelope, dal solenne giuramento tra giovani principi leali al divampare della tremenda discordia. Fino alla resa di Troia, grandiosa e terribile, e il viaggio di ritorno a Itaca, da Circe alle Sirene, da Polifemo a Penelope, fino all’ultimo, misterioso viaggio dell’eroe che ha attraversato i secoli.

Note di regia
Ulisse diventa pop, diventa colui che si fa portatore di un racconto e l’attore torna ad essere aedo, portatore di una storia che insegna, che si fa maestra di vita; in questo senso l’antico, il contemporaneo si sposano sul palcoscenico per interagire in una dimensione che è sospesa e che rivela la magia di un teatro che si rende magnificamente semplice, comunicativo e portatore di una riflessione su quanto siamo capaci di negare di noi stessi, di quanto siamo capaci di perderci presi dall’insensatezza della violenza.
Alessio Pizzech