IL MALATO IMMAGINARIO

6 Dic 2016 - 11 Dic 2016
Gioele Dix
di Molière
e con Anna Della Rosa, Marco Balbi, Valentina Bartolo, Francesco Brandi, Piero Domenicaccio, Linda Gennari, Pietro Micci, Alessandro Quattro, Francesco Sferrazza Papa
regia Andrée Ruth Shammah
scene e costumi Gian Maurizio Fercioni
musiche Michele Tadini e Paolo Ciarchi
luci Gigi Saccomandi
foto di scena Fabio Artese
produzione Teatro Franco Parenti
Orari 20.45, domenica 15.45
Lo spettacolo ha una durata di 2 ore e 15 minuti, compreso intervallo.
Prezzi Intero
Platea 34€ - Palco 26€ - Galleria 18€

Ridotto OVER 60
Platea 30€ - Palco 22€ - Galleria 16€

Ridotto UNDER 26
Platea 22€ - Palco 17€ - Galleria 13€

Ridotto Soci Unicoop Firenze
Platea 26€ - Palco 19€ - Galleria 14€

Andrée Ruth Shammah torna al suo Il malato immaginario “senza tempo e di tutti i tempi”, costruito su un gioco teatrale che intreccia angoscia esistenziale, divertimento e satira delle nevrosi del nostro tempo.

Oggi, nel ruolo di Argan, un attore al culmine della sua maturità artistica: Gioele Dix, che con la sua intelligente ironia affronta la sfida di un confronto con l’indimenticato Franco Parenti. Accanto a lui Anna Della Rosa nei panni della dolce serva Tonina.

Una produzione Teatro Franco Parenti.

Trama

Argan è un malato immaginario che trascorre il suo tempo a cercare malattie inesistenti. Cercano di approfittare di questa mania, la sua seconda moglie che vorrebbe essere nominata unica erede, i medici e il farmacista. La figlia Angélique ama Cléante, ma il padre vuole darla in moglie a Diafoirus, per avere un medico in casa. Toinette, la cameriera e Béraldo, fratello di Argan, lo convincono a fingersi morto: potrà così scoprire l’ipocrisia di chi lo circonda. Alla fine solo l’affetto sincero della figlia Angélique verrà premiato: potrà sposare il giovane che ama e Argan deciderà di diventare medico lui stesso.

Come Il Borghese gentiluomo, anche Il malato immaginario finisce con una burla che si prolunga verso un orizzonte aperto a tutte le conclusioni possibili. Conoscere la fine di Argan importa assai meno delle certezza che, in ogni caso, quella fine è una fine da vittima. Come spiegarla? In fondo, Argan è un piccolo tirannello domestico, l’ultimo dei cosiddetti ‘honnetes hommes’ di Molière dietro la cui semplicità, dietro il cui perbenismo si nasconde un verminoso e complicato intreccio di fobie e di follie. È dunque difficile sottrarsi alla tentazione di leggere “Il Malato immaginario” come un’opera a chiave. Una metafora e un’allegoria politica, dove i rapporti di Argan con la medicina ripetono, puntualmente, i rapporti di qualsiasi brav’uomo, vittima e insieme colpevole, con il potere.

Note di regia

«Tutto il vostro sapere è una chimera» dice Argan, e a risultargli incomprensibile è la realtà che lo circonda, in cui la conoscenza medica non è che la diretta dimostrazione della vulnerabilità umana. La paura della malattia e la convinzione di aver bisogno di medici strampalati rendono cieco il protagonista, incapace di comprendere la falsità delle persone intorno a lui, così come di apprezzare chi realmente lo ama. Dopo oltre tre secoli di rappresentazioni e riletture, rimane inalterato il fascino delle opere di Molière, incarnazione piena del teatro: autore, regista e interprete delle proprie opere, fustigatore dei vizi della società”.

Andrée Ruth Shammah

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