MUMBLE MUMBLE…

Saloncino | Teatro della Pergola
21 Mar 2017 - 22 Mar 2017
Emanuele Salce
Paolo Giommarelli
di Emanuele Salce e Andrea Pergolari
costumi Giulia Elettra Francioni
organizzazione Fabrizio Perrone
regia Timothy Jomm
produzione Altra Scena
si ringraziano Giuseppe Marini e Società per Attori
foto di scena Dania Martino
sede dello spettacolo Saloncino Teatro della Pergola | Via della Pergola 30 - Firenze
Orari 18.15
La durata dello spettacolo è di un'ora e 15 minuti, atto unico
Prezzi Intero 15€
Ridotto 12€

Ovvero confessioni di un orfano d’arte

Un racconto ironico, dissacrante, intimo, coraggioso: una tragicomica confessione di un orfano d’arte. La narrazione divertente di due funerali… e mezzo.

Emanuele Salce, con l’ironia e la verve che lo caratterizzano, è il narratore di tre morti: quella di suo padre naturale, il regista Luciano Salce, quella del secondo marito di sua madre e suo padre adottivo, Vittorio Gassman e, infine, quella metaforica: la sua.

Una produzione Altra Scena.

Trama

Nelle prove in camerino di un teatro parrocchiale di una sperduta provincia italiana, Emanuele Salce cerca di conciliare la verità assoluta che trova nelle pagine di Dostoevskij, ai momenti più grotteschi dei funerali dei suoi padri, dove spiccano personaggi singolari, tra presenzialisti e volti bizzarri. Lo spettacolo si chiude con il racconto dell’incontro con un’irresistibile bionda australiana e una sciagurata boccetta di lassativi. Un tentativo di liberazione da un peso (non solo simbolico) che diventa una morte metaforica, una vera e propria catarsi. A fare da contraltare l’ironico e discreto personaggio-spettatore Paolo Giommarelli, ora complice, ora provocatore di una confessione che narra di personaggi pubblici e allo stesso tempo teneramente privati.

Tra realtà e fantasia, documentazione e finzione, Emanuele Salce, doppio figlio d’arte (o, se volete, ‘orfano’, secondo un più appropriato aggiornamento) si racconta al pubblico, vero e immaginario, facendo i conti con i propri padri (Luciano Salce padre naturale e Vittorio Gassman padre adottivo) e con la sua professione.

Si intrecciano considerazioni sul teatro, l’arte e la vita e, con il controcanto ironico di un personaggio guida, ora confessore, ora giudice, ora filosofo, si fa strada progressivamente il percorso iniziatico di un attore che rifiuta di essere tale e che, per confessarsi, sceglie la strada più radicale: l’esorcismo delle proprie paure si sfrena in una memoria d’amore e di morte che diventa sempre più incontrollabile, grottesca, tragicomica, assurda, eppure terribilmente vera.

Tante storie, tanti piccoli personaggi, tanti ambienti, tanti volti sfilano in un caleidoscopio di ricordi, fra l’Italia e l’Australia, funerali e disavventure amorose, raccontati con la leggerezza acuta e ironica tipica della ‘commedia all’italiana’, per approdare a una pacificazione finale che è solo l’inizio di un nuovo percorso di vita.

Un infuriare di ricordi surreali, grotteschi, ironici. Un intreccio inestricabile di cultura e provocazione, di attese insoddisfatte e di traiettorie felicemente impreviste. Un paradossale e compiaciuto autodafé laico. La testimonianza di un orfano d’arte partecipe di un mondo assurdamente logico.

Tweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook