NOTTURNO DI DONNA CON OSPITI

Saloncino 'Paolo Poli'
Teatro della Pergola
11 Gen 2018 - 12 Gen 2018
Arturo Cirillo
studio sulla versione del 1982 di Annibale Ruccello
con Luca Carbone, Giulia Trippetta, Luca Tanganelli, Giulia Gallone, Simone Borrelli, Giovanni Ludeno (Voce Padre)
scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
luci Pasquale Mari
regia Mario Scandale
produzione Compagnia dell'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico
foto di scena Tommaso Le Pera
luogo dello spettacolo Saloncino 'Paolo Poli' del Teatro della Pergola | Via della Pergola, 30 - Firenze
Orari 17.45

Un modo vitale e pratico di scambiarsi saperi ed esperienze. Come anche sostenere e partecipare attivamente a portare in luce inquietudini e spostamenti dal reale.
L’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ‘Silvio d´Amico’ presenta Notturno di donna con ospiti uno studio sulla versione del 1982 di Annibale Ruccello diretto dal giovane regista Mario Scandale. Arturo Cirillo è interprete del ruolo della protagonista.
Una lunga, folle nottata: questo serve e questo basta ad Adriana, madre incinta, sola e oppressa, per decidere di fuggire dalla prigione della sua esistenza quando una sera, strane presenze, temute e desiderate da troppo tempo, si introducono in casa sua. Improvvisamente riaffiorano senza una logica i fantasmi del passato, le proiezioni del suo inconscio, i sogni e i desideri repressi.
Con una scrittura leggera quanto amara, fra dramma, la commedia e thriller, lo spettacolo dal ritmo incalzante, forte e denso di emozioni, rappresenta a pieno il drammaturgo napoletano scomparso a soli trent’anni nell’86, dopo aver scritto una delle pagine più belle del teatro contemporaneo.
Una produzione Compagnia dell’Accademia.

La genesi di Notturno di donna con ospiti è nella storia di Annibale Ruccello particolarmente tormentata e complessa. Una prima stesura del testo fu registrata alla SIAE il 3 marzo 1982 con il titolo Una tranquilla notte d’estate; l’edizione definitiva, intitolata Notturno di donna con ospiti, fu invece depositata il 9 luglio 1983.

Oltre alle due depositate, esistono altre versioni dell’opera cui l’autore si dedicò per quasi tre anni tra il 1981 e il 1983. La revisione continua e la parziale riscrittura dei copioni era una modalità tipica del modo di lavorare di Ruccello, che anche in questo caso si protrasse oltre la prima messinscena – datata ottobre 1983 – al Teatro Dehon di S. Antonio Abate (Napoli), dove la cooperativa teatrale ‘Il Carro’ aveva in quegli anni la sua sede operativa. Il debutto ufficiale, però, avvenne al Teatro Tenda di Nocera Inferiore alla fine dello stesso mese di ottobre. L’ultima versione è pubblicata nella raccolta Teatro di Ubulibri, mentre la prima e una seconda versione, già intitolate Notturno di donna con ospiti, sono edite da Guida Editori. Esiste infine un’ulteriore versione edita da Il Politecnico.

Lo studio del giovane regista Mario Scandale, dopo aver esaminato tutte le varianti, si è concentrato sulla seconda versione, perché il nucleo tematico della festa gli è parso dare maggior compattezza all’azione drammatica definendo meglio il gioco al massacro della protagonista come un’ambigua, ma preordinata celebrazione.

Il compleanno di Adriana è diventato centrale nella sua analisi e restituzione scenica, perché dà autenticità e coerenza alla scelta di un protagonista maschile. Adriana diventa, in questo suo studio, non un personaggio reale, ma un sogno di un’anonima guardia giurata che festeggia da solo il suo cinquantesimo compleanno. Il sogno, che si trasforma in incubo, è generato dalla profonda solitudine di un essere che deve inventarsi persino i propri persecutori e non trova pace nemmeno nel “suonno” di una notte d’estate. Più funzionale alla sua ricerca è stato anche la presenza di una collettività da contrapporre a questa solitudine.

“L’operazione – spiega Mario Scandale – chiaramente meta teatrale, con l’invenzione di un prologo e di un epilogo, in cui l’Uomo, o meglio l’attore, si trasforma senza travestirsi in Adriana e piomba in un sonno che può anche avere le caratteristiche della morte, ha permesso uno studio delle strutture drammaturgiche ruccelliane e del linguaggio, un napoletano inventato e declinato in diverse variazioni tonali e stilistiche, non solo mimetiche e realistiche”.

La violenta operazione tentata ha rivelato come un agente chimico le strutture profonde di un testo che ha in sé multiformi piani. Anche il nodo tematico centrale dei figli e della loro uccisione rituale diventa insieme più astratto e violento, nel momento in cui i due bambini sono la nostalgia di una maternità: la loro uccisione è impossibile perché i figli esistono solo nella mente di un uomo disperato.

L’assassinio è vissuto nella violenza della pancia finta strappata in scena da Sandro, ultimo atto di un vortice di crudeltà.

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