QUATTRO BUFFE STORIE

Teatro Niccolini
8 Mar 2016 - 13 Mar 2016
Glauco Mauri e Roberto Sturno
e con Mauro Mandolini, Laura Garofoli, Amedeo D’Amico, Lorenzo Lazzarini, Paolo Benvenuto Vezzoso
scene Giuliano Spinelli
costumi Liliana Sotira
musiche Germano Mazzocchetti
regia Glauco Mauri
produzione Compagnia Mauri Sturno
foto di scena Manuela Giusto
sede dell'evento Teatro Niccolini, Via Ricasoli 3 - Firenze
Orari 21.00, domenica 16.45
La durata dello spettacolo è 100 minuti, in due atti, più intervallo.
Prezzi Platea e I ordine di palco numerato: 18€ - Ridotto: 16€ (Over 60, Under 26, Soci UniCoop Firenze, Abbonati Teatro della Toscana, Pergola Card)
Palchi di II e III ordine numerato: 15€ - Ridotto: 13€ (Over 60, Under 26, Soci UniCoop Firenze, Abbonati Teatro della Toscana, Pergola Card),

da Pirandello a Cechov

Luigi Pirandello: Cecè – La patente
Anton Cechov: Domanda di matrimonio – Fa male il tabacco

La vita (di ieri e di oggi) raccontata dal genio grottesco di due grandi poeti dell’animo umano con la leggerezza del sorriso, l’ironia della follia e la comicità dell’assurdo.

La Compagnia Mauri Sturno mette in scena Quattro buffe storie, quattro atti unici di due grandi drammaturghi del secolo scorso: Cecè e La patente di Luigi Pirandello, Domanda di matrimonio e Fa male il tabacco di Anton Cechov. Ne sono interpreti Glauco Mauri e Roberto Sturno con Mauro Mandolini, Laura Garofoli, Amedeo D’Amico, Lorenzo Lazzarini, Paolo Benvenuto Vezzoso. Le scene sono di Giuliano Spinelli, i costumi di Liliana Sotira, le musiche di Germano Mazzocchetti.

Dire cose utili divertendo”, come diceva Orazio, potrebbe essere il sottotitolo di Quattro buffe storie, spettacolo tratto da opere di Cechov e Pirandello legate insieme dalla “comica follia” dei personaggi.

La tenerezza di Cechov e il graffio di Pirandello si compenetrano tanto profondamente da non poterne discernere i confini, dando vita ad un sorprendente caleidoscopio dove è rappresentata la vita di quello strano e buffo essere che è l’uomo.

Nei folgoranti atti unici di Pirandello, la comicità e il grottesco sono lo specchio deformante della realtà, vista con la ‘pietas’ per i suoi personaggi.

Ne La patente vive una delle tematiche più care all’autore siciliano: il contrasto tra ciò che veramente siamo e ciò che invece gli altri pensano di noi. L’uomo, a volte, per sopravvivere, è costretto a mettersi una maschera che gli è stata plasmata dagli altri. Chiàrchiaro, il protagonista della storia, per i pregiudizi, l’ignoranza e la cattiveria della società è condannato a una finzione che diventa per lui l’unica risorsa possibile di vita. Qui dramma e farsa convivono in un’amara risata.

E Cecè, il personaggio dell’omonimo atto unico concepito e scritto da Pirandello direttamente per il teatro nel 1913, è il degno rappresentante di una società frivola e corrotta, dove ingannare e imbrogliare è la normalità. Ambientato in una Roma (come oggi?) invischiata in scandali e allegra corruzione politica, esplode un’insolita, divertentissima “pochade” in cui il cinismo di una situazione diventa non solo fonte di comicità ma anche di condanna.

Un’ironia grottesca è sempre alla radice sia delle opere immortali di Cechov che di alcuni suoi brevi atti unici come in Una domanda di matrimonio (“scherzo in un atto”, così lo sottotitola lo scrittore). Un’invenzione di una comicità al limite dell’assurdo che, rappresentata a Mosca nel 1889, fu da Lev Nikolaevič Tolstoj così definita: “La domanda di matrimonio è la personificazione della comicità”.

Anche in Fa male il tabacco (certamente un piccolo capolavoro) il grottesco dona in modo mirabile quella “leggerezza” che, anche nel dramma, Cechov chiedeva ai registi e agli interpreti delle sue opere. Una conferenza sui danni che provoca il tabacco, sfocia nella confessione di una triste vita, inutile e meschina… E il grottesco di Cechov diventa poesia.

Tweet about this on TwitterShare on Google+Share on Facebook