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13/18
aprile 2010
Teatro Eliseo
Arca Azzurra Teatro
GIULIANA LOJODICE
LE CONVERSAZIONI DI ANNA K.
di Ugo Chiti
liberamente ispirato a La Metamorfosi di Franz Kafka
con
Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti,
Lucia Socci, Alessio Venturini
scene Daniele
Spisa
costumi
Giuliana Colzi
luci
Marco Messeri
musica originale e adattamento Vanni
Cassori e Jonathan Chiti
testo
e regia Ugo Chiti
durata: 2 ore compreso un intervallo
Le Conversazioni di Anna K. attingono a La
Metamorfosi di Kafka senza voler essere l’adattamento teatrale
di uno dei più perfetti ed emblematici racconti del Novecento.
Anna è l’anziana vedova che la famiglia Samsa assume come
donna tutto fare dopo quanto accaduto a Gregorio. Una figura appena accennata
ma puntuale in vari snodi del racconto. Ed è proprio questa “presenza
sottintesa” che rende affascinante l’ipotesi di assumerla
come punto di osservazione per l’intera vicenda. Così la
vedova Anna, senza un cognome precisato, diviene obbligatoriamente Anna
K. e, da figura marginale, assume un ruolo di protagonista.
Inizialmente mostra un carattere loquace, pieno di buona volontà
da donnetta curiosa che gradualmente lascia intravedere un cuore ruvido
e semplice, segnato da molte ferite e capace di relazionarsi con tutti
i personaggi dell’insolito “dramma familiare”.
Anna K., in casa Samsa, non si limita ad un’energica e fattiva assistenza.
Anna cambia le prospettive più private del racconto, si muove in
quelle più dimesse e quotidiane attivando i personaggi, come i
pensionanti o il giovane studente innamorato di Grete. Nello stesso tempo
Anna interagisce con le traiettorie e le dinamiche del racconto con una
personale affettività. Attraverso Anna le scene assenti o appena
“ascoltate” (attraverso la porta dalla claustrofobica condizione
di Gregorio) passano in primo piano, diventano materia drammaturgica autonoma
ma non estranea al racconto. Anna K. con la sua tenera e riduttiva visione
del vivere diviene così sguardo amoroso, giaculatoria affettuosa
che commenta e accompagna la “tragedia” di ogni diversità,
come la condizione estrema del vivere accanto al dolore.
Ugo Chiti
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