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26/31
gennaio 2010
Compagnia Mauri Sturno
GLAUCO MAURI
ROBERTO STURNO
L'INGANNO
di Anthony Shaffer
Traduzione e adattamento Glauco Mauri
scene Giuliano
Spinelli
costumi Simona Morresi
musiche
Germano Mazzocchetti
regia
Glauco Mauri
durata:
due ore e 15 minuti circa compreso un intervallo
Nel 1972 Anthony Shaffer ricevette il prestigioso “Premio
Award” per la migliore commedia dell’ anno “Sleuth”
che cominciò così la sua fortunatissima carriera teatrale.
Sleuth thriller-psicologico lo definì subito la critica,
che nell’elaborazione di Glauco Mauri prende il titolo di Inganno,
ebbe un tale succeso che fu, per ben due volte, adattato per il cinema.
La prima volta nel 1972 con la regia di Joseph L. Mankiewicz con Laurence
Olivier e Michael Caine.In seguito nel 2007 con la regia di Kenneth Branagh,
con Michael Caine e Jude Law e la sceneggiatura di Harold Pinter.
La prima teatrale della commedia fu a Londra, al Ambassadors Theatre con
Anthony Quayle e Keith Baxter diretti da Clifford Williams, successivamente
la pièce debuttò al Music Box Theatre di Broadway.Nella
città di New York rimase in scena per ben 4 anni mentre a Londra
le repliche si protrassero per 8 anni. Citiamo anche il fortunato adattamento
francese dal titolo “Le Limier” che vide tra i suoi interpreti
principali Jacques Weber e Philippe Torreton,e rimase in cartellone a
Parigi per più di una stagione. Tuttora lo spettacolo viene replicato
nei maggiori teatri di tutto il mondo.
Qual è il motivo di tanto successo e tanto gradimento del pubblico?
Anthony Shaffer certamente propone in questo suo testo tutte le sue abilità
di sceneggiatore di gialli. Di rilievo sono le sue collaborazioni con
Alfred Hitchcock e numerosi sono gli adattamenti per lo schermo di alcuni
dei più famosi romanzi di Agatha Christie.
Ma c’è qualcosa di molto di più nel fascino di questa
commedia: ironia, dramma, gioco, comicità e sorprendenti colpi
di scena danno a questo testo il dono di creare un’ atmosfera di
grande divertita tensione. Due uomini giocano a ingannarsi, a ferirsi
nei loro più intimi sentimenti in un gioco che spesso sfocia in
una farsa feroce. Ma, come accade spesso nella vita, la farsa che umilia
le debolezze dell’ uomo si tramuta in un dramma dove l’ uomo
rimane vittima di se stesso. E non a caso il gioco termina con lo sghignazzo
di un pupazzo meccanico che inerte ha assistito alla scena e che ci dice,
lui senza anima, quanto pazzi siano gli uomini che giocano a ingannarsi
e a farsi del male.
Si ride, ci si diverte ma ci si ricorda anche che l’ uomo rimane
sempre il protagonista, nel bene e nel male, del suo destino.
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