|
|
|
9/14
marzo 2010
Teatro Metastasio Stabile della Toscana/Compagnia Sandro Lombardi
PASSAGGIO IN INDIA
di Santha Rama Rau
dal romanzo di Edward Morgan Forster
traduzione di Sandro Lombardi
drammaturgia di Sandro Lombardi e Federico Tiezzi
con (in o. a.) Sandro Lombardi,
Graziano Piazza, Giulia Lazzarini, Debora Zuin,
Massimo Verdastro, Giovanni Franzoni, Sandro Mabellini, Silvio Castiglioni,
Francesco Tasselli, Ciro Masella, Fabricio Christian Amansi, Andrea Carabelli,
Aleksandar
Karlic
scene
Francesco Calcagnini
costumi Giovanna Buzzi
luci Roberto Innocenti
regia
Federico Tiezzi
durata: 2 ore e 25 minuti compreso un intervallo
Mai rappresentato in Italia fino a oggi, Passaggio in
India è l'adattamento teatrale compiuto da Santha Rama Rau
alla fine degli anni Cinquanta dell'omonimo romanzo di Forster, risalente
al 1924.
Con questo titolo, Federico Tiezzi torna a uno dei suoi autori prediletti,
dopo aver realizzato, proprio di questo romanzo, una serie di letture
radiofoniche alcuni anni addietro.
Il romanzo di Forster segue le vicende di due donne inglesi, negli anni
venti, che visitano l’India nella speranza di capirne gli usi e
le complesse tradizioni: la loro amicizia con un giovane medico musulmano
sarà la chiave dell’India… Sullo sfondo della modesta
città di Chandrapore e della vita dei funzionari inglesi in India,
Forster “mette in scena” le due opposte e complementari tensioni
del medico Aziz e della ragazza inglese Adela Quested verso i rispettivi
ambienti. Animati entrambi dalle migliori intenzioni, ma sfavoriti dai
pregiudizi dei loro mondi, i due non riusciranno mai a incontrarsi veramente.
Il conflitto tra due società costrette a convivere nel clima alienato
del colonialismo è colto da Forster con ironia e finezza di sentimenti
profonda. La parabola è più che mai attuale oggi, in un
tempo in cui, sempre più, tutti ci troviamo a convivere e a doverci
confrontare con tradizioni e culture diverse dalla nostra.
Il centro drammatico dell'opera consiste in una gita alle grotte Marabar.
Una volta dentro, al buio, in un calore soffocante, sola con Aziz, Adela
si convince di aver subìto un'aggressione sessuale. Aziz viene
accusato, imprigionato e infine processato. Durante il processo, Adela
si rende conto che è stato tutto una sorta di allucinazione. Ritira
l'accusa, nella disapprovazione generale degli inglesi, che la abbandonano
a se stessa.
Il fatto contingente non è solo un'invenzione narrativa di grande
efficacia, è anche simbolo di una vicenda interiore, a sua volta
metafora di due visioni della vita. Da una parte la convenzione e dall’altra
la libertà, da una parte l’intelletto dall’altra il
cuore (ragione e sentimento?). L’urto di due mondi morali, messi
a fuoco anche geograficamente e sociologicamente, oltre che psicologicamente,
si conclude non con una ritrovata armonia ma col fallimento degli incontri:
resta da parte di tutti un impetuoso sforzo per conoscere l’altrui
sconosciuta identità: spirituale, morale, fisica, sociale.
|
|