6-7-9-10-11 aprile 2010 (giovedì 8 aprile riposo)


Indie Occidentali/Polis Cultura

VESTIRE GLI IGNUDI
di Luigi Pirandello







con Vanessa Gravina, Luigi Diberti, Luca Biagini, Marco Marelli

e con Daniela Piacentini, Francesco Laruffa
nel ruolo della bambina Giulia Botta




scene Andrea Taddei
costumi Silvia Polidori
musiche Stefano Marcucci


regia Walter Manfrè



durata:


Vado cercando Pirandello per confrontarmi periodicamente con lui. E' una necessità della mia anima che va al di là del mio essere regista. E ad ogni nuovo incontro con lui nasce la domanda pressante su cosa di nuovo io possa ancora dire che non sia stato detto circa la sua poetica e su cosa io abbia potuto su di lui nel tempo trascorso lontano da lui. Da tempo è svanita in me la voglia di raccontare le sue storie mentre parallelamente è iniziata la frenesia di avviare una indagine sui rapportifra lui e i suoi personaggi stessi al di fuori degli intrecci delle sue trame.

In questo Vestire gli ignudi ho da sempre sentito, come un sentimento sotterraneo, la Pietà ma sono sempre stato nel dubbio se di Pietà si trattasse o turba psichica. E se da un lato mi atterrisco dinanzi all'intreccio sado-maso di parole e di sangue e al dilaniare che i personaggi fanno di lei, della vittima consacrata - tutti addosso a lei come cani ad azzannarla - dall'altro mi incuriosisce la scoperta della necessità forte, anche da parte dei laidi, di ergere un muro a protezione sua. Poi anche coloro che lo hanno eretto, questo muro, saranno pronti a dilaniarla. Ed anzi il muro lo hanno eretto apposta.

E i più pericolosi risultano quelli che in apparenza volevano proteggerla perchè sono quelli che hanno bisogno non di ucciderla ma di succhiarne avidi il sangue rendendo infinita nel tempo la sua fine. Così sempre mi è apparso malato sul piano psichiatrico il rapporto fra il vecchio scrittore Lodovico Nota ed Ersilia conoscendo soprattutto il travaglio che legava Pirandello alla nascita dei suoi personaggi. Paura di lasciare loro quella autonomia che reclamano perchè possono alla fine rivelarsi "vili mastini" e rivoltarsi contro lo stesso scrittore che loro ha dato la vita. In questo caso lo scrittore è anche un protagonista della storia , quasi al contempo dentro e fuori di essa. In ogni caso tutto accade come dentro una serie di flash di estrema violenza , scanditi da ritmi serrati e da una recitazione che più che moderna oserei definire metropolitana. Scelta questa che, se da un lato rischia di risultare contrastante con la classicità della lingua pirandelliana , altissima ed antica, dall'altro si tinge di connotazioni fortemente emozionali e suggestive.

E sarà questa scelta, crediamo, disgregante della recitazione classica, insieme alla natura talora rarefatta dell'immagine, a creare quei moduli narrativi "non reali" peer noi imprescindibili.
Walter Manfrè

***ATTENZIONE*** sostituisce lo spettacolo Capitano Ulisse - Norme per il rimborso e il cambio dello spettacolo