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Pergola:
tra storia e futuro, a Firenze è il Teatro
Passione
e modernità, tradizione e spinta all’innovazione, fascino
e mistero: tutto questo è il Teatro della Pergola, il teatro
di Firenze per la sua posizione centrale e l’indissolubile
legame che si è creato con la storia della città.
La Pergola si avvia a compiere un compleanno importante, i 350 anni
dall’inaugurazione con l’opera buffa Il podestà
di Colognole di Giovanni Andrea Moneglia, che diede inizio ad una
lunga teoria di spettacoli ancor oggi ininterrotta. Furono gli Accademici
Immobili, un gruppo di nobili dediti alla coltivazione delle arti,
ad individuare nell’area ove sorgeva un tiratoio dell’Arte
della Lana il sito ideale ove edificare un edificio in grado di
sostituire il Teatro del Cocomero (che sorgeva ove adesso si trova
il purtroppo chiuso Niccolini), giudicato troppo piccolo per le
attività accademiche. Su progetto di Ferdinando Tacca, figlio
di quel Pietro che ci ha regalato le fontane di SS.Annunziata, nacque
una sala unica, che si ispirò probabilmente alle modalità
di visione degli spettacoli che si verificavano nei cortili dei
palazzi rinascimentali, il cui modello e l’Ammannati di Palazzo
Pitti: affacciandosi alle finestre, i nobili potevano ammirare giochi,
battaglie e naumachie agite più in basso. Sorsero così
i palchi, caratteristica peculiare del teatro all’italiana
che nasce proprio con la Pergola: piccoli spazi separati che permettono
ad ogni famiglia di ammirare lo spettacolo da una posizione privilegiata.
I malevoli attribuiscono questa origine, più che alle citate
modalità di visione, alla litigiosità proverbiale
dei fiorentini: assegnando un palco ad ogni famiglia si evitavano
spiacevoli frizioni tra gruppi rivali. A testimonianza di questa
maliziosa ipotesi rimangono nell’atrio del teatro alcuni degli
stemmi lignei che identificavano, sulla porta dei palchi, la proprietà
di ciascuna famiglia. Attualmente sono solo due i palchi di proprietà:
il numero 1 del primo ordine, rimasto agli ultimi eredi degli Immobili,
e il 25 sempre del primo ordine, riservato al direttore del teatro.
Insieme al grande palcoscenico, e alla platea, altra caratteristica
distintiva della Pergola è l’inimitabile acustica,
che la rende perfetta per ospitare la musica e esalta le doti di
voce degli attori più grandi, ed è in gran parte dovuta
alla pianta a ferro di cavallo.
A chiudere il palcoscenico un grande sipario dipinto raffigurante
Firenze e l’Arno che a partire dal 1661 si aprì sul
teatro finalmente completato. In breve iniziò però
un lungo periodo di chiusura, forse l’unico nelle storia del
teatro, durato oltre ventisette anni, e iniziato in segno di lutto
per la morte del cardinale Giovan Carlo de’Medici.
Inizialmente
riservato alla corte, il teatro viene aperto a partire dal 1718
al pubblico pagante. Rappresentava già allora le opere di
compositori grandissimi, come Antonio Vivaldi. L’edificio,
rimaneggiato più volte, è arricchito di decorazioni
e aumentato in capienza. Vengono eretti i primi appartamenti, nucleo
vitale della “Città del Teatro” che riuniva in
sé tutti i mestieri e le competenze dell’arte scenica.
Nel 1801 al primo piano si aprì su progetto dell’architetto
Ristorini il Saloncino, grande ambiente con stucchi dedicato alla
musica e alla danza. Completamente restaurato nel 2000, ancora oggi
è la seconda sala del teatro. Lo stesso Ristorini aveva qualche
anno prima, nel 1789, portato a termine i lavori per il rinnovamento
della sala grande, con l’edificazione del palco reale e l’aumento
del numero dei pachi. Questi ampliamenti sono il preludio ad uno
dei periodi più fecondi della storia della Pergola, quello
segnato tra il 1823 e il 1855 dalla gestione dell’impresario
Alessandro Lanari. Sotto il suo impulso Firenze diviene uno dei
palcoscenici più importanti del melodramma classico italiano.
I più importanti compositori, a cominciare da Bellini, sostano
in via della Pergola e Giuseppe Verdi vi fa debuttare nel 1847 il
suo Macbeth, lasciando come imperitura testimonianza lo sgabello
sul quale riposava durante le prove, ancora oggi conservato nel
museo del teatro. Nel 1826 Martellini dipinge il sipario storico
raffigurante l’incoronazione di Petrarca in Campidoglio, tuttora
usato nelle occasioni di gala; il macchinista Canovetti costruisce
l’affascinante macchina per il sollevamento della platea,
usata nelle feste da ballo per creare un piano unico col palcoscenico;
l’architetto Baccani presiede ad importanti lavori di ammodernamento,
che donano all’edificio l’Atrio delle Colonne con le
sue caratteristiche decorazioni in polvere di marmo; e un giovane
apprendista di palcoscenico, Antonio Meucci, sperimenta un sistema
di comunicazione a voce tra la graticcia e la superficie del palcoscenico:
è l’antenato del telefono, che Meucci perfezionerà
poi, ingegnosamente ma senza fortuna, una volta emigrato negli Stati
Uniti.
Il
teatro è rischiarato dai lumi a gas, e Firenze gode del rango
di capitale d’Italia. Quando, nel 1898, arriverà la
luce elettrica, getterà i propri raggi su un teatro in crisi.
Al melodramma, emigrato verso i più grandi Politeama e Pagliano,
si è sostituita la prosa; alla gestione degli Immobili quella
di una società privata che dal 1913 al 1929 si occupa della
programmazione della Sala. In questo periodo il loggione è
sostituito dalla galleria, e viene posto in opera il sipario in
velluto rosso. Nel 1925 lo Stato dichiara la Pergola monumento nazionale.
Incombe la guerra, e gli Immobili, che hanno riassunto la gestione
del teatro affidandone la direzione ad Aladino Tofanelli, decidono
di cedere la proprietà proprio allo Stato, che lo annette
al neonato Ente Teatrale Italiano. Il palcoscenico continua ad ospitare
la prosa, non disdegnando la rivista e lo spettacolo leggero. Morto
all’improvviso Tofanelli, giunge a Firenze da Reggio Emilia
un giovane funzionario, Alfonso Spadoni. Brillante, e dotato di
idee innovative, Spadoni rivitalizza la Pergola facendone il tempo
della grande prosa. Si radica profondamente nel tessuto cittadino,
divenendo presto protagonista della vita culturale dell’epoca.
Con l’ETI 21 porta frotte di giovani a teatro; con la Bottega
di Gassman e la scuola di Eduardo afferma il valore della formazione
d’alto livello a teatro. Spadoni rimane al timone per oltre
trent’anni, fin quando nel 1993 una grave malattia se lo porta
via. Suo degno erede alla guida della Pergola è un altro
giovane brillante, Marco Giorgetti. Già attore con Gabriele
Lavia, Glauco Mauri e Salvo Randone, Giorgetti dal 1999 riallaccia
i legami tra teatro e città, promuovendo un uso anche extraspettacolare
e più moderno della struttura, fin quando nel 2004 è
chiamato alla Direzione Generale dell’Ente.
Oggi
la Pergola è molto più di un teatro. È un centro
culturale vivo, che utilizza come principale potenzialità
la sua storia, e il prestigio dei suoi spazi. Ha un’attività
multiforme, che trova il proprio culmine nella grande stagione di
prosa, ma ospita centinaia di eventi diversi e tutti importanti,
a cominciare dalla stagione degli Amici della Musica, una delle
più importanti d’Europa per il genere cameristico.
Rivive sempre più spesso la “Città del Teatro”,
quest’idea dell’arte scenica non solo come fatto estetico,
ma come importante tessuto connettivo della società. Durante
le visite guidate sfilano gli ambienti più suggestivi, e
di solito nascosti all’occhio del pubblico: i sotterranei,
e il Vicolo delle Carrozze che originariamente univa Via della Pergola
a Borgo Pinti e dove si trovavano le botteghe degli artigiani che
facevano i mestieri del teatro; la Salita dei Cavalli, percorsa
un tempo dai carri con le scenografie dirette il palcoscenico; il
Pozzo, usato dalle lavandaie per attingere l’acqua utile a
lavare e tingere le stoffe; le vecchie stanze dei macchinisti, con
i lunghi chiodi ai quali si appendevano le vesti e i nomi scritti
sui muri, riempiti anche di disegni goliardici come su una nave;
il Primo Camerino, costruito nel 1906 per la divina Eleonora Duse
in occasione di una rappresentazione del Rosmersholm di Ibsen; il
Museo del Teatro, che riunisce nel sotto platea intorno alla macchina
ideata da Cesare Canovetti oltre trecento anni di storia della tecnica
teatrale, e la mitica sedia che fu costruita per Giuseppe Verdi
durante le prove di Macbeth; gli appartamenti degli scenografi,
con le decorazioni pompeiane alle pareti; le due sale da ballo,
dove si riscaldavano mimi e danzatori, con il pavimento originale
ottocentesco lavorato ad ascia che ha lo stesso declivio del palcoscenico,
il cinque per cento; il grande modello del teatro, così grande
che non può più uscire dalla stanza in cui è
stato montato; e su in alto, fino alla graticcia, il luogo sacro
del teatro dal quale partono le corde che sorreggono e muovono scenografie
e luci. A oltre diciotto metri d’altezza, su travicelli sottili,
quasi sospesi nel vuoto camminano i principi dei macchinisti, i
soffittisti.
Ogni
sera in teatro si celebra un rito, quello dello spettacolo. Vocazione
della Pergola è quella di ospitare i grandi allestimenti,
i grandi testi degli autori più grandi; i grandi attori,
e i grandi registi. Le stelle più luminose del firmamento
della scena brillano alla Pergola. Senza dimenticare il teatro contemporaneo,
le scritture più curiose, gli spettacoli più intimi.
Passeggiare nei corridoi del teatro è come leggere un libro
cosparso di nomi immortali. Tutti gli oggetti raccontano una storia,
le singole fibre di tessuto o particelle di legno sono testimoni
di un evento memorabile. Poi il rito termina. Ogni sera il teatro
cessa di essere se stesso. Ma non si perde mai. Come un corpo, anche
di notte respira e trasmette tutto intorno la magia.
La
Pergola guarda già al futuro, tenendo ben presente la sua
storia come inestimabile ricchezza. Riafferma il suo ruolo di tempio
della prosa, e teatro della città alla quale si vuole offrire
come insostituibile punto d’incontro. Perché la Pergola,
a Firenze, è il Teatro.
Riccardo Ventrella direttore Teatro della Pergola
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