al goldoni

All’angolo tra via Santa Maria e via delle Caldaie, nel cuore dell’Oltrarno tra via Romana e via dei Serragli, si gode di una delle più belle viste del Campanile di Giotto che ci siano a Firenze: Piazza Santo Spirito sta in fondo, in linea esattamente retta, e il campanile sovrasta perfettamente inquadrato dal profilo dei tetti. Un momento di perfezione sublime, da Sindrome di Stendhal, che non deve essere sfuggito quando all’inizio dell’Ottocento si decise di costruire proprio qui il Teatro Goldoni.

Già nel 1819 una guida di viaggio francese definiva il complesso del Teatro Goldoni come delle délices Goldoni: e non esagerava, perché a quel tempo nell’area dove fino a poco prima sorgeva il convento di Annalena Malatesta si apriva un sistema d’offerta completo, composto dal teatro all’italiana, da un saloncino delle feste (oggi sede della Goldonietta di Virgilio Sieni) e da un’ampia arena all’aperto. Nella mente di quel Gargani che lo costruì avrebbe dovuto soppiantare la Pergola come teatro di corte, data anche la vicinanza a Palazzo Pitti. Forse per i cattivi auspici che dall’aldilà Annalena, triste per la fine del suo convento, aveva inviato il Teatro Goldoni non decollò mai com’era nelle intenzioni di Gargani; che, anzi, fu persino frodato dai costruttori, rei di aver impiegato materiale di scarto per i lavori come si scoprirà solo molti anni più tardi.

Tramontato questo progetto di grandezza col declinare dei Lorena, il Goldoni rimase a simboleggiare grandezze e difficoltà della gestione di un edificio teatrale: le presenze di Craig, Gassman, Kantor, Meredith Monk e Ronconi da una parte, le numerose chiusure e una ristrutturazione difficile dall’altra. Riaperto dopo il 1998, fu affidato alle cure del Maggio Musicale Fiorentino. Oggi la Fondazione Teatro della Pergola desidera dare il proprio contributo all’attività del Goldoni con un progetto che ne valorizzi ulteriormente la centralità in quartiere bello quanto delicato negli equilibri; un quartiere di bellezze del paesaggio, tra Giardino di Boboli, Torrigiani e Annalena; un quartiere di chiese, antichi oratori, vecchi spedali, ancora profondamente popolaresco e artigiano, dove l’anima dell’innovazione spunta nei tanti stranieri e nelle nuove attività che sono spuntate.

Il quartiere del pioniere della moda italiana Giovambattista Giorgini, di scrittori come Alphonse Lamartine e Nathaniel Hawthorne, di musicisti come Luigi Dallapiccola, e di Jesse White, la donna che prese parte come infermiera a molte delle spedizioni di Giuseppe Garibaldi. Goldoni come valore della città, come punto di espressione multidisciplinare, come luogo di convergenza di molte delle anime del tessuto produttivo artistico della città che hanno forze ma non una casa. Un teatro che possa ripercorrere quel sentiero che da via delle Caldaie porta in Santo Spirito, e poi nel centro della città, in modo da unire ancor di più con la lingua della cultura le due sponde dell’Arno. Un luogo per il teatro in italiano ma anche per quello in inglese, un nuovo punto di riferimento per gli spettatori, un caposaldo del senso di appartenenza a un territorio. Una sfida per il domani di Firenze che riguarda tutti.

Nero

15 Dic 2021 NERO | PRESENTAZIONE LIBRO

UN TRITTICO

Ciclico e perennemente attuale è il connubio fra potere e psicosi, il conflitto fra egolatria e idolatria. A rivelarlo può bastare un’idea ossessiva. Quella di Nerone è che gli uomini abbiano creato lo spazio del divino per paura della morte, per poter chiedere aiuto. Da qui il dramma che il protagonista prova a mettere in scena evocando un eroe dell’empietà: Aiace d’Oilèo. Gli dèi rappresentano un bisogno di immortalità. Nerone incarna la necessità di ribellarsi agli dèi: è necessario sfidarli, ucciderli, liberarsi dei padri. E l’ultima sfida sarà un assolo. Non è dato conoscerne l’esito, come accade quando la Storia si fa storia interiore. Così nell’ultimo atto il dramma continua dietro il sipario, senza spettatori.

Note dell’autore

Gli dèi fanno paura. Ma non si può vivere senza gli dèi. Gli dèi fanno paura, ma sono necessari. Esorcizzano una paura ancora più grande: la paura della morte. L’unica soluzione potrebbe essere fare di sé un dio… Almeno fino a quando tu non ti accorgi che cominci ad avere paura di te stesso. Tuttavia bisogna fare la storia, e governare. Recitare. The show must go on. Qualcuno deve pur pensarci. L’autoritarismo si fonda sulla violenza, l’autorevolezza sull’immortalità. Chi si sognerebbe di disobbedire o di ribellarsi a un sovrano immortale? Si tratta di trovare il coraggio di uccidere gli dèi senza sognarli la notte. Se uccido gli dèi, uccido dentro di me la paura della morte. Non serve un Olimpo. Si può sempre costruire una Domus aurea. Può bastare la presunzione d’immortalità. Non è presunzione d’innocenza, ma questo non ha importanza. Io sono chi sono. Io sono io. Io sono Lucio Domizio Enobarbo NERONE.

Sauro Albisani

Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili 

Si informa il cortese pubblico che l’accesso alle attività negli spazi della Fondazione Teatro della Toscana  è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi Covid-19 (ai sensi del D.L. 23/07/21 n. 105).

Nowhere - Foto Marilena Stafylidou

2 Dic 2021 - 6 Dic 2021 NOWHERE

Banner Nowhere fine

Director’s Cut by Dimitris Papaioannou

La versione cinematografica della produzione teatrale originale Nowhere è stata commissionata dal National Theatre of Greece per inaugurare il suo Main Stage rinnovato nel 2009.

Per la prima volta, verrà pubblicata la versione completa di Nowhere, creata, filmata e curata da Dimitris Papaioannou.

Nowhere è stato concepito come un progetto site-specific. Lo spazio scenico stesso è stato coreografato programmando un palcoscenico di nuovi meccanismi. Un gruppo di persone ha affrontato, ha sfidato lo spazio, misurandolo con i loro corpi. Nowhere è stato eseguito due volte al giorno in spettacoli sovrapposti, portando il pubblico faccia a faccia.

Nowhere è un pensiero sulla natura stessa del teatro, come una macchina che rispecchia la vita umana.

La versione filmata della scena centrale (dedicata alla memoria di Pina Bausch, che era appena morta) è stata pubblicata 7 anni fa nel giugno 2014, ed è diventata virale con oltre 2.5 milioni di visualizzazioni, e da lì, è stata ampiamente ricalcata.

 

 

Ugo De Vita - Foto Filippo Manzini

15 Nov 2021 PRESENTAZIONE DEL PROGETTO “PER AMOR DEI POETI”

Lunedì 15 novembre alle ore 18.30, in Saloncino ‘Paolo Poli’, si avvia il progetto Per amor dei poeti.

Ugo De Vita terrà un seminario, che sarà anche ‘incontro con il pubblico’ e consentirà di scoprire e approfondire carattere e contenuti del progetto e degli appuntamenti di spettacolo e di poesia, che saranno legati alla letteratura del Novecento.

Gli autori, presi in considerazione in questo ciclo di incontri, saranno: Eduardo De Filippo (1900-1984), Giorgio Caproni (1912-1990) e Pier Paolo Pasolini (1922-1975).

Il primo recital letterario Le poesie di Eduardo, di cui De Vita sarà interprete oltre che regista, si terrà in prima nazionale in Saloncino ‘Paolo Poli’ il 7 e 8 dicembre alle 18.15.

Ingresso libero su prenotazione online fino ad esaurimento posti disponibili.

Si informa il cortese pubblico che l’accesso alle attività negli spazi della Fondazione Teatro della Toscana  è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi Covid-19 (ai sensi del D.L. 23/07/21 n. 105).

BREVE BIO

Ugo De Vita è figlio d’arte; ad Eduardo ha dedicato La poesia dei De Filippo e Vita di Eduardo (Del Manto Editore), ha diretto in teatro Luigi De Filippo oltre venti anni fa al Teatro Flaiano di Roma; suo padre Franco De Vita (Napoli 1939 – Roma 2012) ha lavorato a lungo in compagnia con Eduardo e ha fatto parte della Compagnia che Eduardo portò in Rai per la prima edizione in bianco e nero del repertorio delle sue commedie e dello sceneggiato Peppino Girella.

NOTA SUL PROGETTO

Per amor dei poeti è un progetto interdisciplinare di studi, ricerca, musica, poesia e teatro rivolto a tutti.
Il progetto ha origine da una performance a cura di Ugo De Vita con Gabriele Lavia del 2014, quando in occasione della Notte Bianca della poesia al Teatro della Pergola, i due attori erano accanto ad alcuni tra i maggiori poeti del panorama letterario nazionale.
I poeti leggono se stessi, era stata la scelta intrapresa allora, dando vita in due serate a quelle che furono autentiche ‘maratone di poesia’, come si usava fare negli anni settanta.
Oggi che questo tempo ci ha tenuto distanti ma ci ha portato anche ad apprezzare una riscoperta della lettura silenziosa e a voce alta, obiettivo dell’ideatore Ugo De Vita è la ripresa dell’aspetto della divulgazione e poi la messinscena, cioè riproporre testi di riconosciuto valore con corredo di musiche dal vivo e musiche registrate e fuori campo.
Si darà voce a Eduardo De Filippo (Napoli, 1900 – Roma,1984), a Giorgio Caproni (Livorno, 1912 – Roma, 1990) e a Pier Paolo Pasolini (Bologna, 1922 – Roma, 1975).
Per questi ultimi due, vi è pure la ricorrenza dei centodieci anni (Caproni) e dei cento anni dalla nascita (Pasolini).

Mappe di un mondo nuovo 2

2 Dic 2021 MAPPE DI UN MONDO NUOVO 2

Dopo il ciclo di inizio 2021, ancora influenzato dall’emergenza sanitaria, dedicato alle testimonianze di chi nel campo della cultura e del sapere ha raggiunto risultati ragguardevoli già in giovane età, la Carta 18-XXI dedica questa ultima parte d’anno a uno dei suoi filoni tematici principali, ovvero il problema dell’ambiente, del clima e della sostenibilità come temi fondamentali per rendere possibile, in futuro, il realizzarsi di qualsiasi attività umana.

Intanto, si torna in presenza: le conferenze avranno di nuovo il pubblico presente, anche se continueranno ad essere trasmesse in diretta sui canali web. Protagonisti saranno, fino alla fine del 2021, degli scienziati, e delle tecniche di divulgazione assolutamente particolari. E ci sarà un momento performativo integrato nelle conferenze, proposto dai giovani dalla Stanza dell’Attore, il progetto curato da Giovanni Micoli – che alla Pergola è conosciuto anche e soprattutto per essere l’autore della fortunata visita guidata In sua movenza è fermo – con l’obiettivo di portare la pratica del teatro tra gli adolescenti e nelle scuole.

La ricercatrice Camilla Fagorzi ci porterà sottoterra, a visitare i micromondi della vita microbica, tentando di capire come questi microorganismi potrebbero rendere più sostenibile, perché meno affetta da pesticidi e composti chimici, la produzione di cibo.

Ingresso libero su prenotazione all’indirizzo email internazionali@teatrodellatoscana.it.

Si informa il cortese pubblico che l’accesso alle attività negli spazi della Fondazione Teatro della Toscana  è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi Covid-19 (ai sensi del D.L. 23/07/21 n. 105).

OSPITE

Camilla Fagorzi è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze,
ha una laurea triennale in Biotecnologie e magistrale in Biotecnologie Medico-Farmaceutiche e un Dottorato di Ricerca in Biologia Evoluzionistica ed Ecologia.
Camilla è affascinata dal mondo invisibile dei batteri e dal loro potere di modificare in positivo l’ambiente.
Da ricercatrice si occupa di studiare soluzioni per migliorare la crescita e la resistenza delle piante attraverso i batteri.
E’ autrice già di numerose pubblicazioni scientifiche di alto rilievo e presentazioni a congressi internazionali
dove ha mostrato come combinazioni di singoli batteri e tipi di piante riescono a comunicare e a riconoscersi con specifici linguaggi molecolari.

Mappe di un mondo nuovo 2

22 Nov 2021 MAPPE DI UN MONDO NUOVO 2

Dopo il ciclo di inizio 2021, ancora influenzato dall’emergenza sanitaria, dedicato alle testimonianze di chi nel campo della cultura e del sapere ha raggiunto risultati ragguardevoli già in giovane età, la Carta 18-XXI dedica questa ultima parte d’anno a uno dei suoi filoni tematici principali, ovvero il problema dell’ambiente, del clima e della sostenibilità come temi fondamentali per rendere possibile, in futuro, il realizzarsi di qualsiasi attività umana.

Intanto, si torna in presenza: le conferenze avranno di nuovo il pubblico presente, anche se continueranno ad essere trasmesse in diretta sui canali web. Protagonisti saranno, fino alla fine del 2021, degli scienziati, e delle tecniche di divulgazione assolutamente particolari. E ci sarà un momento performativo integrato nelle conferenze, proposto dai giovani dalla Stanza dell’Attore, il progetto curato da Giovanni Micoli – che alla Pergola è conosciuto anche e soprattutto per essere l’autore della fortunata visita guidata In sua movenza è fermo – con l’obiettivo di portare la pratica del teatro tra gli adolescenti e nelle scuole.

La passione per i fumetti ha portato il professor Franco Bagnoli ad utilizzare le storie Disney per meglio illustrare temi legati al cambiamento climatico. Per una volta saranno i paperi delle celebri strisce a fungere da coadiutori per cercare di capire i mutamenti che mettono a rischio il nostro vivere e le correzioni che possono essere apportate.

Ingresso libero su prenotazione all’indirizzo email internazionali@teatrodellatoscana.it.

Si informa il cortese pubblico che l’accesso alle attività negli spazi della Fondazione Teatro della Toscana  è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi Covid-19 (ai sensi del D.L. 23/07/21 n. 105).

I PROTAGONISTI

Franco Bagnoli è professore associato di fisica teorica della materia nel dipartimento di Fisica ed Astronomia, Università di Firenze.
È direttore del Centro Interdipartimentale per lo Studio di Dinamiche Complesse (CSDC)
e responsabile fiorentino dell’esperimento LINCOLN (Learning Complex Networks) dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).
È anche il presidente dell’associazione Caffè-Scienza.
Insegna Fisica dei Sistemi Complessi nel corso di laurea in Intelligenza Artificiale,
Programmazione ad Agenti e Comunicazione Scientifica ai dottorandi dell’Università, oltre a Meccanica e Termodinamica agli ingegneri elettronici.

Francesca Nerattini si è laureata in chimica all’Università degli Studi di Firenze e ha un dottorato di ricerca in biofisica computazionale presso l’Università di Vienna.
Da sempre interessata alla didattica e alla comunicazione della scienza, Francesca ha collaborato all’ideazione e realizzazione di numerosi progetti di divulgazione scientifica in Italia,
Austria, Palestina e Marocco. Attualmente, si occupa di didattica della fisica presso il dipartimento di fisica e astronomia dell’Università degli Studi di Firenze.

Prossimo appuntamento: giovedì 2 dicembre, ore 17
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Il delitto di via dell'Orsina - Il lanciatore di coltelli di Paolo Ventura. Immagine gentilmente concessa dall’artista

8 Mar 2022 - 13 Mar 2022 IL DELITTO DI VIA DELL’ORSINA

(L’affaire de la rue de Lourcine)

Una situazione paradossale, un po’ beckettiana, brillantemente costruita da un gigante della drammaturgia come Eugène Marin Labiche, il padre nobile della commedia leggera (vaudeville) francese, che viene rappresentato in Italia con una nuova traduzione. Un “teatro degli equivoci” di cui fanno amaramente le spese o mogli troppo sospettose o mariti troppo ingenui. Un’opera brillante che è anche una riflessione sull’insensatezza e il grottesco della vita, in bilico tra assurdo e umorismo.

Trama

Un uomo si sveglia e si ritrova uno sconosciuto nel letto, entrambi hanno una gran sete, le mani sporche e le tasche piene di carbone ma non sanno perché, non ricordano niente della notte precedente. Lentamente i due tentano di ricostruire quanto accaduto, ma l’unica cosa di cui sono certi è di essere stati entrambi a una festa di ex allievi del liceo. Di quello che è accaduto quando hanno lasciato il raduno non sanno niente.
Da un giornale apprendono che una giovane carbonaia è morta quella notte e tra una serie di malintesi ed equivoci si fa strada la possibilità che i due abbiano commesso quell’efferato omicidio. Per rimuovere le prove della loro colpevolezza si dimostreranno così capaci del peggio.

Note di regia

“Non è un caso che questo testo sia stato scelto da registi come Patrice Chereau, che l’ha messo in scena nel 1966 in Francia e da Klaus Michael Grüber in Germania. Appena l’ho letto ho pensato che sarebbe stata una grande sfida, un’opportunità per una regia sorprendente. Pensando a questi due personaggi, profondamente diversi l’uno dall’altro: uno ricco, nobile, elegante e l’altro rozzo, volgare, proletario che devono confrontarsi con quello che credono di aver fatto, ho pensato subito a Massimo Dapporto e Antonello Fassari, un’accoppiata con cui non ho mai avuto l’occasione di lavorare – e che non ha mai lavorato assieme – ma che credo perfetta per dare vita a questa storia. Io la vivo come una scommessa, come la possibilità di dare vita ad uno spettacolo leggero e divertente ma allo stesso tempo profondo; una riflessione sull’insensatezza e l’assurdità della vita.”

Andrée Ruth Shammah

La Locandiera

26 Apr 2022 - 30 Apr 2022 LA LOCANDIERA

Una Locandiera goldoniana ambientata negli anni ’50, dinamica, curata e originale.

C’è un’analogia tra la freschezza e l’ottimismo della nascente borghesia italiana del ’700 e quello della borghesia italiana degli inizi del boom economico del secolo scorso. La trasposizione rivitalizza il testo di Goldoni e ne dimostra l’eternità. Si innescano musica e canzoni nello spettacolo: al centro di una locanda super stilizzata c’è un jukebox e proprio la musica è il filo sottile che lega Mirandolina e Fabrizio.

Mirandolina incarna la donna senza tempo, esaltandone le doti argute, affabili, intraprendenti. È una donna dai vecchi principi, ma al contempo moderni, è oculata negli affari, maliziosa, ma compita, astuta, ma determinata. La commedia si evolve in un intreccio di ruoli, dove la protagonista si destreggia tra i vari corteggiamenti, gestendo i “fili” delle emozioni con quella furbizia tipica di chi sa come il gioco termina.

Non possiamo infatti concepire oggi che questa affascinante locandiera, oculata negli affari, maliziosa, ma compita, astuta, ma determinata, sposi alla fine Fabrizio solo per seguire il consiglio del padre. Ma la cornice canora e la presunzione di un reale feeling tra i due sposi non ci fa dimenticare il cinismo della protagonista e le nevrosi del cavaliere, i due tratti più contemporanei del testo.

Note di regia

“Torno a Goldoni dopo dieci anni. L’ho molto frequentato durante il mio decennio Veneto mettendo in scena La bottega del caffè con Pagliai, La Trilogia della villeggiatura con Lello Arena ed infine L’impresario delle Smirne con Eros Pagni. Ritrovo ne La Locandiera la perfezione della drammaturgia goldoniana, il suo meccanismo a mosaico che la rende perfetta se la compagnia è dotata di tutte le tessere giuste. Il regista deve rispettare ed anzi sforzarsi di riprodurre il mosaico ma può poi darsi delle libertà interpretative. Per la terza volta ho ambiento Goldoni negli anni ’50.
Trovo che ci sia un’analogia tra la freschezza e l’ottimismo della nascente borghesia italiana del ’700 e quello della borghesia italiana degli inizi del boom economico del secolo scorso.
Le trasposizioni, a mio avviso, rivitalizzano i testi e ne dimostrano l’eternità. Come già feci nell’Impresario, innesto musica e canzoni nello spettacolo. In quel caso lo spunto era quello delle musiche di Nino Rota, per la versione di Visconti.
In questo caso, con maggiore libertà, immagino che al centro della locanda super stilizzata di Marta Crisolini ci sia un jukebox e che proprio la musica sia il filo sottile che lega Mirandolina e Fabrizio. Non possiamo infatti concepire oggi che questa affascinante locandiera sposi alla fine Fabrizio solo per seguire il consiglio del padre. Ma la cornice canora e la presunzione di un reale feeling tra i due sposi non ci fa dimenticare il cinismo della protagonista e le nevrosi del cavaliere, i due tratti più contemporanei del testo.
Inizio con questo spettacolo una collaborazione con gli amici del Teatro Sannazaro che spero sia duratura. Si lavora bene in questo piccolo gioiello settecentesco al centro di Napoli: è una gestione familiare che tratta il teatro con amore antico ma con approccio moderno e che si basa su un talento, quello di Lara Sansone, risaputo a Napoli ma che merita di essere reso noto ormai in tutta l’Italia.”

Luca De Fusco

Six Characters in Search of an Author - Foto di scena Jean Louis Fernandez

16 Feb 2022 - 18 Feb 2022 SIX PERSONNAGES EN QUÊTE D’AUTEUR

Quando un attore è veritiero? Quando è artificiale? E il regista, a che punto è sincero il suo metodo artistico?

Sono domande che Pirandello affronta nei Sei personaggi in cerca d’autore e che anche Demarcy-Mota e i suoi attori si sono posti: il tema del rapporto tra finzione e realtà ha effetto a vari livelli.

Fin da piccolo, Emmanuel Demarcy-Mota è stato molto affascinato dal lavoro di Pirandello, che lo ispira ancora e ancora. Nei Sei personaggi sfida l’impossibilità del teatro in modo molto concreto. Richiama l’attenzione sull’incongruenza tra illusione e realtà. Causò, infatti, un grande scandalo con la prima esecuzione della sua commedia 100 anni fa. Il giorno dopo, i giornali scrissero che Pirandello aveva causato il più grande scandalo teatrale d’Europa. Il pubblico di Roma non era evidentemente pronto per uno spettacolo che viola le leggi del teatro.

Si racconta di un gruppo di attori e un regista che stanno provando una nuova commedia, quando sei personaggi improvvisamente irrompono. Sono stati abbandonati dal loro autore e sono venuti per avere una spiegazione. Gli attori devono aiutarli in questo, recitandoli e facendoli così diventare ‘reali’. Tuttavia, questo dimostra di essere impegnativo, perché questi personaggi non si lasciano ritrarre così facilmente, preferiscono condurre le proprie vite. Fino al tragico epilogo.

Ciò che interessa a Demarcy-Mota di più di tutto in questa commedia è dunque indagare l’equilibrio tra l’orribile tragedia dei personaggi e il bisogno artistico di raccontarla.

Spettacolo in francese, con sottotitoli in italiano.

Amos Gitai - Foto di scena Pascal Gely

13 Apr 2022 - 14 Apr 2022 EXILS INTÉRIEURS

Un dialogo immaginario tra Thomas Mann e sua moglie Katia, Rosa Luxemburg e Albert Camus sul tema della posizione dell’artista (quando si trova) di fronte all’oppressione. Quando un artista prende posizione contro un regime autoritario, quali sono le conseguenze per la sua vita e il suo lavoro? Exils intérieurs risponde a queste e ad altre domande combinando brani musicali, proiezioni di film di Amos Gitai come Berlin-Jerusalem, Kippour, Lullaby To My Father, Promised Land, Tsili e lettura di vari testi a cura di Natalie Dessay, Pippo Delbono, Jerome Kircher, Markus Gertken, Hans-Peter Cloos, Talia Di Vries.

Note

“Combinando brani musicali, proiezioni di film e lettura di vari testi, Exils intérieurs è un dialogo immaginario tra Thomas Mann e sua moglie Katia, Rosa Luxemburg, e Albert Camus sul tema della posizione dell’artista (quando si trova) di fronte all’oppressione. Quando un artista prende posizione contro un regime autoritario, quali sono le conseguenze per la sua vita e il suo lavoro?
Nel 1936 Thomas Mann viveva ormai da tre anni in esilio volontario in Svizzera. Ma non aveva fatto assolutamente nessuna dichiarazione pubblica riguardo alla politica. Si era persino rifiutato di partecipare al Congresso degli scrittori per la difesa della cultura, sebbene suo fratello Heinrich vi avesse svolto un ruolo importante.
Poiché era senza dubbio il più eminente scrittore tedesco del suo tempo, era stato spinto da entrambe le parti a prendere posizione. I nazisti insistettero perché tornasse in Germania e lasciarono intendere che le sue idee inconcepibili sulla libertà sarebbero state ignorate se avesse detto una parola di lode verso il Führer. Gli antifascisti lo pregarono di unirsi a loro. Nel 1936 decise di esprimersi sul tema dell’antisemitismo nazista. Il giorno successivo è stato privato della sua nazionalità tedesca ed è diventato apolide.”

Odile Quirot

Spettacolo in francese, italiano e tedesco, con sottotitoli in italiano.

Il berretto a sonagli - Gabriele Lavia

19 Apr 2022 - 24 Apr 2022 IL BERRETTO A SONAGLI

Uno spettacolo vivissimo grazie alla violenza beffarda della lingua, una sorta di musica espressionista e tragicomica, molto evidente nel Berretto a sonagli in dialetto siciliano che è alla base di questo lavoro. Gabriele Lavia strappa il copione di Pirandello allo stereotipo e tentando di restituire la forza eversiva originaria di quei “corpi in rivolta” posti al centro della scena che è anche labirinto: una feroce macchina/trappola.

“Il carattere di Ciampa – scrive Pirandello – è pazzesco, questa è la sua nota fondamentale. Cosicchè dovrà nascere il sospetto e la paura che a un dato momento egli possa uccidere”.

Una versione schietta, dura, non “ripulita”, che permette di affidare agli attori una partitura più ritmica e musicale, tentando di recuperare anche una dimensione più autentica.

Note di regia

“Il Berretto a Sonagli fu scritta da Luigi Pirandello nel 1916 in Siciliano per il grande Angelo Musco a cui la commedia non piaceva e con la quale non ebbe successo: la regia era di Nino Martoglio. Poi Pirandello la tradusse in italiano. Non c’è dubbio che in siciliano questa ‘commedia nerissima’ sia più viva e lancinante. Noi faremo una mescolanza tra la ‘prima’ e la ‘seconda’ versione di questo ‘specchio’ di una umanità che fonda la sua convivenza ‘civile’ sulla menzogna. Scivoleremo di qua e di là, tra la lingua italiana e la ‘lingua’ Siciliana. Il Berretto a Sonagli è il primo esempio radicale di testo italiano ‘espressionista’ amarissimo comicissimo e crudele. Se Pirandello avesse voluto fare illustrare il suo Berretto a Sonagli avrebbe cercato sicuramente il grande pittore Grotz, con i suoi personaggi deformi, taluni con facce da bestie. Ne L’uomo, la bestia e la virtù Pirandello suggerisce ‘orecchie di scimmia’, ‘facce da porco’ per i suoi personaggi. Qui, senza la le ‘imbestiature’ eccessive (Pirandello usa spesso il verbo imbestiarsi), ci troviamo di fronte a un espressionismo feroce che vuole rappresentare una società ‘malata di menzogna’. E che fonda il suo essere su quella ‘menzogna’ del vivere sociale sulla menzogna. La verità non può trovare casa nella ‘società umana’. Solo un pazzo può dirla… Ma tanto, si sa «…è pazzo!» Così la signora Beatrice Fiorica ha svelato la verità e ora ‘deve’ civilmente, socialmente, essere pazza.”

Gabriele Lavia

Il Marito Invisibile

28 Dic 2021 - 2 Gen 2022 IL MARITO INVISIBILE

Il marito invisibile di Edoardo Erba è un’esilarante commedia sulla scomparsa della nostra vita di relazione. Le due protagoniste, Fiamma e Lorella, ci accompagnano con la loro comicità in un viaggio scottante e attuale.

Trama

Le due amiche cinquantenni, che non si vedono da tempo, si incontrano in una videochat. Cominciano con i saluti di rito, proseguono con qualche chiacchiera, finché Lorella annuncia a sorpresa che si è sposata.
La cosa sarebbe già straordinaria di per sé, vista la sua proverbiale sfortuna con gli uomini. Ma diventa ancora più incredibile quando lei rivela che il nuovo marito ha… non proprio un difetto, una particolarità: è invisibile.
Fiamma teme che l’isolamento abbia prodotto danni irreparabili nella mente dell’amica. Si propone di aiutarla, ma non ha fatto i conti con la fatale, sconcertante, attrazione di noi tutti per l’invisibilità.

Note di regia

“Nella regia del Marito Invisibile ho voluto creare una realtà virtuale più ricca e articolata della realtà che vediamo sul palco. Le attrici recitano sullo sfondo di un blue screen circondate da una realtà monocromatica, che prende vita e colore solo dal piano della telecamera in su. Sui grandi schermi che sovrastano il palco, invece, le vediamo vivere nelle loro case, piene di oggetti, di luci, di fumo, di colori e di movimento. Il contrasto – funzionale alla storia che la commedia racconta – mette lo spettatore in una situazione nuova. Può guardare le attrici sui grandi schermi, godendosi il loro primo piano o, viceversa, guardarle dal vivo sul palco o, ancora, guardarle un po’ da una parte, un po’ dall’altra, ‘montando’ le immagini come meglio crede.
Benché composto da cinque scene con passaggi di tempo fra l’una e l’altra (cinque atti si sarebbe detto una volta) lo spettacolo non prevede mai il buio. Gli schermi sono sempre attivi, perché quando i personaggi escono di scena, prendono il cellulare e il pubblico vede ingrandito quello che loro vedono sullo schermo del telefono. Ne esce un atto unico dal ritmo incalzante, che cattura lo spettatore dalla prima battuta, senza lasciargli mai la possibilità di distrarsi.
Ho lavorato con un team eccezionale, che mi ha aiutato a far sembrare semplice una tecnologia in realtà piuttosto complessa. Massimiliano Gagliardi è stato complice della regia e autore di bellissime musiche. Leonardo Erba ha collaborato all’idea generale e ha inventato video ironici e imprevedibili; Davide Di Nardo ha immaginato e realizzato con creatività il supporto tecnico della presa diretta, gli sfondi virtuali e gli effetti speciali; Luigi Ferrigno e Sara Palmieri hanno studiato scene minimal ma di grande impatto; Giuseppe D’Alterio ha trovato, con le luci, il difficile equilibrio fra palco e realtà virtuale; Nunzia Russo ha cucito costumi semplici ed efficaci; Salvatore Addeo ha padroneggiato la parte sonora con maestria. E la produzione ha creduto, incoraggiato e realizzato un’operazione che ci rende tutti orgogliosi ma che sarebbe fatica sprecata se non fosse sostenuta dalla bravura, dal talento e dalla straripante comicità di due grandi attrici: Maria Amelia Monti e Marina Massironi.”

Edoardo Erba

PROGRAMMA DI SALA

RASSEGNA STAMPA

Enrico IV - Foto di scena Tommaso Le Pera

15 Mar 2022 - 20 Mar 2022 ENRICO IV

Lo sguardo di Pirandello filtrato dalla cultura e dall’esperienza di uno dei più incisivi e stimati registi viventi. Enrico IV diretto da Yannis Kokkos accoglie lo spettatore, quasi a sua insaputa, all’interno di una seduta psicoanalitica dalla quale uscirà, a fine spettacolo, con molti e rilevanti quesiti sul suo vissuto. Come è noto infatti Luigi Pirandello ebbe a sviluppare i temi, allora nascenti, della psicologia del profondo, riferibili agli studi di Sigmund Freud e alla successiva Scuola di Francoforte.

La sfida rilevante per l’epoca contemporanea è costruire una società, nella quale siano presenti osservatori critici che sappiano da un lato promuovere una cultura del pensiero e della riflessione e dall’altro prendere decisioni ponderate.

È un testo con cui si sono misurati grandi attori italiani ed europei. Sebastiano Lo Monaco, dopo il fertile incontro con Kokkos nell’Edipo a Colono di Sofocle nel 2018 al Teatro Greco di Siracusa, ha deciso di portarlo in scena, continuando così la sua ricerca intorno al mondo pirandelliano. Il tema della follia, presente in opere come Il berretto a sonagli e in Così è (se vi pare), già interpretate da Lo Monaco, si trasforma in rappresentazione della follia, fino a esibirla. In fondo, Enrico, per poterla mostrare attraverso una cosciente finzione, deve rinsavire, e mettere a nudo il rapporto tra maschera e smascheramento, recitando la follia ed evidenziando il carattere metateatrale che si può applicare al testo.

Trama

Un giovane nobiluomo, durante una cavalcata in costume nei panni di Enrico IV – alla presenza dell’amata Matilde – viene sbalzato da cavallo dall’odiato rivale Belcredi, batte la testa e impazzisce. Da quel momento, il giovane crede di essere veramente Enrico IV. Dopo dodici anni, Enrico IV rinsavisce: Matilde Spina, l’amore di un tempo, è diventata l’amante di Belcredi. Non resta che continuare a farsi credere pazzo. Dopo vent’anni, Matilde, Belcredi, la loro figlia Frida, il nipote Carlo e lo psichiatra Genoni vogliono curare la follia di Enrico IV con uno stratagemma: ricostruire la scena della caduta facendo recitare il ruolo di Matilde a Frida, uguale alla madre da giovane. La vista della ragazza dovrebbe far tornare Enrico IV indietro nel tempo e restituirgli la ragione. Enrico IV, di fronte alla ragazza che scambia per la madre, si lancia ad abbracciarla ma Belcredi si oppone. Enrico IV sguaina la spada e lo trafigge a morte. Ora per sfuggire definitivamente alla realtà (nella quale tra l’altro sarebbe stato imprigionato e processato), Enrico IV decide di fingersi pazzo per sempre. D’ora in avanti la pazzia sarà necessaria, come condanna e insieme liberazione.

Note di regia

Una sfida rilevante per l’epoca contemporanea è costruire una società critica, nella quale siano presenti osservatori critici che sappiano da un lato promuovere una cultura del pensiero e della riflessione e dall’altro prendere decisioni ponderate. La produzione dell’Enrico IV di Luigi Pirandello per la regia di Yannis Kokkos, coniuga e mette a disposizione dello spettatore lo sguardo di uno dei maggiori autori del ‘900 filtrato dalla cultura e dall’esperienza di uno dei più incisivi e stimati registi viventi. Lo spettatore viene accolto, quasi a sua insaputa, all’interno di una seduta psicoanalitica dalla quale uscirà, a fine spettacolo, con molti e rilevanti quesiti sul suo vissuto. Enrico IV è un testo con cui si sono misurati grandi attori italiani ed europei. Sebastiano Lo Monaco, dopo il fertile incontro con Yannis Kokkos, nell’Edipo a Colono di Sofocle, nel 2018, al Teatro Greco di Siracusa, ha deciso di portarlo in scena, continuando così la sua ricerca intorno al mondo pirandelliano.

Yannis Kokkos

Storia di1 - Foto Filippo Milani - Courtesy Saverio Ferragina

5 Apr 2022 - 10 Apr 2022 STORIA DI 1

“Tra tutti gli ostacoli che si frappongono a una spiegazione radicale dell’esistenza,
nessuno genera più sgomento del tempo. Spiegare il tempo? Non senza aver spiegato l’esistenza.
Spiegare l’esistenza? Non senza aver spiegato il tempo.
Scoprire il profondo e nascosto legame che sussiste fra il tempo e l’esistenza (…)
è un compito riservato al futuro”

John Archibald Wheeler, fisico, vincitore del Premio Enrico Fermi

La storia di un uomo, la storia di un Paese.

“Questo lavoro è un tentativo impressionistico di esplorare il rapporto sempre accidentale e contraddittorio tra i giorni di un uomo qualunque, Angelo – la sua storia, la sua biografia, il suo sentire – e la rete di circostanze che lo uncinano malgrado lui, ad alcuni eventi della storia d’Italia. Una storia che ha le curiose caratteristiche di essere quella di un passato recente, quasi un dietro del presente se vogliamo: dalla fine della Seconda guerra mondiale fino agli anni Ottanta.
È uno squarcio parziale e soggettivo di una vita in un passato che per ora non molla, non la smette di passare e ripassare; che si ostina; che resiste; lasciando tracce ovunque, mentre abita, come un fantasma, l’immaginario delle nostre vite.”

Lucia Calamaro

Ferzaneide - Foto Riccardo Ghilardi

1 Dic 2021 FERZANEIDE

Sono ia!

Ferzaneide è un viaggio sentimentale attraverso il racconto dei miei ricordi, delle suggestioni e delle figure umane che hanno ispirato molti dei miei film. Vorrei parlare alle persone che hanno incontrato il mio cinema, ai molti che hanno letto le pagine dei miei tre romanzi, agli altri ancora che hanno ascoltato l’opera lirica delle mie dame straziate d’amore, Aida Traviata Butterfly. Poco meno di un anno fa ho trasferito dal cinema al teatro le Mine Vaganti a me sempre care. E proprio su Mine Vaganti il sipario all’improvviso è calato dolorosamente. Finalmente nel prossimo periodo natalizio si rialzerà il sipario su quella bizzarra commedia della quotidianità. 

In un periodo di sconcerto e sospensione, come è stato l’anno trascorso, ho pensato spesso ai tanti operatori e protagonisti del panorama teatrale, del palcoscenico in generale ma pure del comparto musicale, che vivono più di altri se possibile la sorte avversa dei tempi, il disagio delle loro famiglie, la condizione critica della precarietà materiale di un lavoro a cui si sono sempre prestati con passione ed entusiasmo. Anche per questo insieme al produttore Marco Balsamo ho deciso di impegnarmi in prima persona per lanciare un segnale di ripresa di un settore che ha bisogno di sostegno e soprattutto di fiducia. Nei prossimi mesi porterò questo spettacolo Ferzaneide in date sparse qua e là in tutta Italia. 

Questa volta sul palco ci sono io, io solo, ad incontrare il pubblico con il racconto della mia carriera artistica e del mio sentimento per la vita, la mia e quella degli altri. Nell’amore, nell’amicizia, nello stupore, in tutti quei gesti e luoghi illuminati dalla passione. Negli anni ho sposato molte cause all’insegna del coraggio. Coraggio. Forse in questa parola è racchiuso il senso di quello che dirò sera dopo sera. Il coraggio di inseguire i propri sogni. Il coraggio di sfidare i pregiudizi. Il coraggio di essere felici. E sperare di tornare ad esserlo di nuovo. A teatro, al cinema, ai concerti, ai musei. Ovunque. 

Ferzan Ozpetek

PROGRAMMA DI SALA

RASSEGNA STAMPA

Il canto dell'usignolo - Foto Filippo Manzini

3 Mag 2022 - 8 Mag 2022 IL CANTO DELL’USIGNOLO

William Shakespeare è “l’usignolo” che con il suo canto ci parla della vita di tutti noi.

Glauco Mauri e Roberto Sturno, accompagnati dalle musiche composte ed eseguite in scena da Giovanni Zappalorto, attraversano la poesia dei brani tratti da Enrico V, Come vi piace, Riccardo II, Timone d’Atene, Giulio Cesare, I Sonetti, Re Lear, La Tempesta.

Il titolo dello spettacolo è tratto da Il canto dell’usignolo, la una breve favola di Gotthold Ephraim Lessing.

Un pastore, in una triste sera di primavera dice a un usignolo – «Caro usignolo, perché non canti più? Te ne stai muto da tanto tempo. Il tuo canto mi teneva compagnia: era così dolce, mi aiutava nei momenti di tristezza, mi era di tanto aiuto. Perché, caro usignolo, non canti più?»  «Ahimè – rispose l’usignolo – ma non senti come gracidano forte le rane? Fanno tanto tanto chiasso e io ho perso la voglia di cantare. Ma tu non le senti?»  «Certo che le sento – rispose il pastore – ma è il tuo silenzio che mi condanna a sentirle».

Chi ha il dono di “cantare” quindi canti, per non condannarci a sentire il tanto gracidare della banalità e della volgarità che ci circonda. C’è tanto chiasso intorno a noi che abbiamo bisogno che si alzi un canto di poesia e di umanità.

Elenit

4 Mar 2022 - 5 Mar 2022 ELENIT

// the things we know we knew are now behind 

Un imprevedibile e sorprendente varietà comico e surreale.

Euripides Laskaridis usa le connotazioni di ridicolo e di trasformazione per esplorare la perseveranza dell’essere umano davanti all’ignoto. I suoi lavori sono caratterizzati dal senso del caos controllato: immersioni profonde e dettagliate che toccano dentro chi siamo, stando fedeli alle specificità di una visione più personale. Non convenzionale, non lineare, queste giocano con le possibilità di quello che ci aspetta attorno a noi – rompendo, distorcendo, ricreando e, con ordinari materiali e resti della vita di tutti i giorni, creano l’inaspettato.

Il corpo è il mezzo attraverso il quale Euripides fa vivere lo spazio. L’azione sempre si evolve e gira attorno i personaggi che sono commoventemente reali e minuziosamente costruiti, ma spudoratamente immaginari. Attraverso di loro si aprono nuove frontiere, che sono – simultaneamente – gioiose e struggenti, grottesche e commoventi, spaventose e assurde.

Questa nuova commedia tragica espande ancor più questo universo: un insieme di storie per dieci creature e un unico vortice, Elenit perde tutta la ragione per forgiare uno spazio senza passato o futuro. Un monumentale sistema interessato solo all’urgenza del momento. Un luogo dove le cose che sappiamo, capiamo che ora sono dietro di noi.

 

Ionesco Suite - Foto di scena Agathe Poupeney

17 Feb 2022 - 19 Feb 2022 IONESCO SUITE

Un tributo all’anti-azione del teatro dell’assurdo, al rifiuto della trama, all’uso del colpo di scena adoperato non per far avanzare l’intreccio ma per stupire lo spettatore, per concedergli una risata, riscattarlo dalla tensione.

Ionesco Suite è un mosaico di frammenti dell’assurdo, estratti da sei testi del teatro di Ionesco, dai più classici come La Cantatrice Calva e La Lezione fino a testi meno noti, come Jacques ovvero la sottomissione, Delirio a due, Come preparare un uovo sodo, Esercizi di conversazione e dizione in francese per studenti americani, tutti ricuciti attorno a un pranzo di famiglia, dove gli attori rinunciano alla sacrosanta costruzione del personaggio e si scambiano di ruolo nell’atto di passarsi un bicchiere, si accusano, si amano, festeggiano, si lanciano torte, s’inzuppano d’acqua e vino, mentre il trucco viene via insieme alle loro difese. E il personaggio si scioglie lasciando scoperto l’essere umano.

Le ripetizioni, i dialoghi portati allo sfinimento costruiscono l’intreccio di un affresco sulla difficoltà di essere (da soli, in due, nella società…), l’arbitrarietà del linguaggio, il sogno e la morte, il livellamento dell’individualità, la manifestazione del potere e della dominazione (affettiva o intellettuale).

Lo stesso linguaggio si rifiuta di collaborare. È usurato, spolpato, si rifugia in interminabili giochi di parole e scioglilingua per sfuggire alla vacuità degli scambi quotidiani, alle mediocri chiacchiere da convenevoli, alle trite convenzioni verbali delle coppie.

Spettacolo in francese, con sottotitoli in italiano.

Consultazioni poetiche in presenza | Immagine Walter Sardonini

12 Dic 2021 CONSULTAZIONI POETICHE IN PRESENZA

Il 12 dicembre i “consultanti” daranno udienza al Teatro della Pergola.

Una Consultazione è prima di tutto un incontro inaspettato fra due sconosciuti, fra un attore o un musicista e uno spettatore. L’uno di fronte all’altro, l’artista offre uno scambio di 20 minuti, che inizia con una semplice domanda: «Come ti senti?». Segue un dialogo, un confronto anche intimo, profondo, che porta a un momento di poesia o di musica, ispirato dalla conversazione. Una lirica scelta da un “ricettario poetico”, che gli stessi attori hanno costituito e via via aggiornato durante la pandemia, o un brano musicale scelto appositamente per la persona, infatti, viene eseguito dal vivo. Al termine, il “consultatore” rilascia a chi ha davanti una “prescrizione”, una “cura per l’anima”.

Le Consultazioni poetiche sono gratuite.

PRENOTAZIONI

Per partecipare è necessario prenotarsi qui.

Si informa il cortese pubblico che l’accesso alle attività negli spazi della Fondazione Teatro della Toscana è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi Covid-19 (ai sensi del D.L. 23/07/21 n. 105

Consultazioni poetiche in presenza | Immagine Walter Sardonini

24 Ott 2021 CONSULTAZIONI POETICHE IN PRESENZA

Il 24 ottobre i “consultanti” daranno udienza in un luogo inedito, che rispecchia la storia e la bellezza di Firenze: il giardino Corsi (in Via Romana, 38), detto anche di Annalena in ricordo della sventurata figlia di Galeotto Malatesta, rimasta vedova in giovane età, che lì aveva fondato un convento.

Più tardi, acquistato dal marchese Tommaso Corsi, divenne quello che si ora può definire il primo esempio di giardino romantico a Firenze.

Le ascendenze poetiche e letterarie sono rafforzate dalla vicinanza della famosa Pensione Annalena, dove soggiornò Montale ai tempi della sua relazione con Irma Brandeis e dove Carlo Levi scrisse gran parte di Cristo si è fermato ad Eboli.

Le Consultazioni poetiche sono gratuite.

PRENOTAZIONI

Per partecipare è necessario prenotarsi qui.

In caso di maltempo, le Consultazioni si svolgeranno al Teatro della Pergola, sempre nel medesimo giorno e orario.
In caso di spostamento verrete contattati telefonicamente.

Si informa il cortese pubblico che l’accesso alle attività negli spazi della Fondazione Teatro della Toscana è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi Covid-19 (ai sensi del D.L. 23/07/21 n. 105).

Il Teatro illustrato - pittura digitale Romina Bandini

23 Set 2021 MOSTRA – IL TEATRO ILLUSTRATO

Mentre i giovani attori de iNuovi e della Compagnia Teatro La Comunità di Roma affrontavano la messinscena dello spettacolo prodotto dal Teatro della Toscana The Dubliners per la regia di Giancarlo Sepe, mani ed occhi di giovani artisti del Master di Illustration & Concept Art A.A.2019/2020 della The SIGN Comics & Arts Academy di Firenze traducevano visivamente su supporti tradizionali o digitali i personaggi di The Dead (I Morti) e Ivy Day in the Committee Room (Il giorno dell’edera), due racconti da Gente di Dublino di James Joyce.

Il risultato del progetto di studio e narrazione transmediale che sfida i giovani a raccontare il proprio percorso professionale e di ricerca sono 36 illustrazioni che interpretano, divergono e fanno eco allo spettacolo teatrale.

CONSULTA QUI LA MOSTRA ONLINE

Il progetto si è concluso con la mostra, il lancio online è avvenuto in occasione della prima replica della Stagione 2021/2022 della Fondazione Teatro della Toscana: The Dubliners, 1 ottobre 2021.

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