26 Apr 2022 - 30 Apr 2022
Lara Sansone
Francesco Biscione
Vittorio Ciorcalo
Cinzia Cordella
Gennaro Di Biase
Giacinto Palmarini
Gilda Postiglione
di Carlo Goldoni
regia Luca De Fusco


scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
disegno luci Gigi Saccomandi
musiche Paolo Coletta
aiuto regia Lucia Rocco
produzione Tradizione e Turismo srl - Centro di Produzione Teatrale
durata due ore e 15 minuti, intervallo compreso


Orari 26 apr 2022 ore 20.45
27 apr 2022 ore 20.45
28 apr 2022 ore 18.45
29 apr 2022 ore 20.45
30 apr 2022 ore 20.45
Prezzi Intero
Platea 35€ - Palco 28€ - Galleria 21€

Ridotto Over 60
Platea 32€ - Palco 28€ - Galleria 21€

Ridotto Under 30
Platea 26€ - Palco 22€ - Galleria 17€

Ridotto Soci Unicoop Firenze
Platea 28€ - Palco 24€ - Galleria 18€
Quando:
26/04/2022 - 20:45–21:45
2022-04-26T20:45:00+02:00
2022-04-26T21:45:00+02:00

Una Locandiera goldoniana ambientata negli anni ’50, dinamica, curata e originale.

C’è un’analogia tra la freschezza e l’ottimismo della nascente borghesia italiana del ’700 e quello della borghesia italiana degli inizi del boom economico del secolo scorso. La trasposizione rivitalizza il testo di Goldoni e ne dimostra l’eternità. Si innescano musica e canzoni nello spettacolo: al centro di una locanda super stilizzata c’è un jukebox e proprio la musica è il filo sottile che lega Mirandolina e Fabrizio.

Mirandolina incarna la donna senza tempo, esaltandone le doti argute, affabili, intraprendenti. È una donna dai vecchi principi, ma al contempo moderni, è oculata negli affari, maliziosa, ma compita, astuta, ma determinata. La commedia si evolve in un intreccio di ruoli, dove la protagonista si destreggia tra i vari corteggiamenti, gestendo i “fili” delle emozioni con quella furbizia tipica di chi sa come il gioco termina.

Non possiamo infatti concepire oggi che questa affascinante locandiera, oculata negli affari, maliziosa, ma compita, astuta, ma determinata, sposi alla fine Fabrizio solo per seguire il consiglio del padre. Ma la cornice canora e la presunzione di un reale feeling tra i due sposi non ci fa dimenticare il cinismo della protagonista e le nevrosi del cavaliere, i due tratti più contemporanei del testo.

Note di regia

“Torno a Goldoni dopo dieci anni. L’ho molto frequentato durante il mio decennio Veneto mettendo in scena La bottega del caffè con Pagliai, La Trilogia della villeggiatura con Lello Arena ed infine L’impresario delle Smirne con Eros Pagni. Ritrovo ne La Locandiera la perfezione della drammaturgia goldoniana, il suo meccanismo a mosaico che la rende perfetta se la compagnia è dotata di tutte le tessere giuste. Il regista deve rispettare ed anzi sforzarsi di riprodurre il mosaico ma può poi darsi delle libertà interpretative. Per la terza volta ho ambiento Goldoni negli anni ’50.
Trovo che ci sia un’analogia tra la freschezza e l’ottimismo della nascente borghesia italiana del ’700 e quello della borghesia italiana degli inizi del boom economico del secolo scorso.
Le trasposizioni, a mio avviso, rivitalizzano i testi e ne dimostrano l’eternità. Come già feci nell’Impresario, innesto musica e canzoni nello spettacolo. In quel caso lo spunto era quello delle musiche di Nino Rota, per la versione di Visconti.
In questo caso, con maggiore libertà, immagino che al centro della locanda super stilizzata di Marta Crisolini ci sia un jukebox e che proprio la musica sia il filo sottile che lega Mirandolina e Fabrizio. Non possiamo infatti concepire oggi che questa affascinante locandiera sposi alla fine Fabrizio solo per seguire il consiglio del padre. Ma la cornice canora e la presunzione di un reale feeling tra i due sposi non ci fa dimenticare il cinismo della protagonista e le nevrosi del cavaliere, i due tratti più contemporanei del testo.
Inizio con questo spettacolo una collaborazione con gli amici del Teatro Sannazaro che spero sia duratura. Si lavora bene in questo piccolo gioiello settecentesco al centro di Napoli: è una gestione familiare che tratta il teatro con amore antico ma con approccio moderno e che si basa su un talento, quello di Lara Sansone, risaputo a Napoli ma che merita di essere reso noto ormai in tutta l’Italia.”

Luca De Fusco