PARLIAMONE

Workshop Serge von Arx

Dall’11 al 17 febbraio 2019 si è svolto il primo seminario internazionale sui “catalizzatori teatrali e l’esperienza sensoriale urbana”:

“Questo workshop si è mostrato molto utile ed istruttivo. Mi ha permesso di sviluppare un’attenzione maggiore verso ciò che mi circonda ed un interesse più rilevante per i particolari, spesso trascurati.”


“Mai fermarsi ad un primo sguardo, ma soffermarsi sempre sulle cose per vedere tutti i modi in cui esse ti si presentano.”


“Gli attori pensano che l’unico luogo possibile per le loro performance sia il teatro, ma non è così. Fare una performance per le strade vuol dire rapportarsi direttamente con le persone, vedere con occhio reale le loro reazioni, confrontarsi con un luogo grande e dispersivo, cercare di farsi sentire o, semplicemente, aspettare che le persone si accorgano di te. Uno spazio aperto mette l’attore a nudo e richiede lui un impegno maggiore, ma allo stesso tempo lo arricchisce sotto tutti i punti di vista.”


“In seguito a questo laboratorio, il mio rapporto con gli spazi pubblici è sicuramente cambiato. Una cosa che mi è rimasta impressa è un’attenzione ed un’importanza verso il suono. La musica ti estranea e ti porta in altri mondi aiutandoti a capire l’essenza di un luogo.”


“Per me l’utilizzo degli spazi pubblici è stata davvero una scoperta e un’ottima occasione per conoscere meglio la città che mi ospita.”


“Lo spazio ha plasmato di volta in volta il nostro lavoro: abbiamo avuto la sensazione che fosse in continuo cambiamento, quasi un adattamento continuo e necessario ai diversi luoghi in cui la performance veniva eseguita.”


“Non mi era mai capitato di recitare in uno spazio pubblico, senza l’aiuto e la protezione di un palco, di costumi o di qualsiasi altra cosa che definisse materialmente lo spazio come teatrale, come ‘altro’. È stato davvero interessante trasformarlo senza altri strumenti che le nostre voci e i nostri corpi. Interessante, ma anche spaventoso. Ho avuto la sensazione di lanciarmi nel vuoto senza una fune, senza quella sensazione di superiorità e per certi versi di sicurezza che dà una pedana rialzata o un luogo atto. Proprio per questo forse il contatto con la gente e con lo spazio è stato particolarmente intenso e profondo.”


“Il workshop è stato molto interessante. I momenti di incontro e di riflessione con i professionisti e con i colleghi mi hanno consentito di raggiungere una visione di ambiente molto diversa da quella che avevo inizialmente.”


“Ascoltare l’ambiente circostante, il suono della città di Firenze, percepire, attraverso l’udito, il movimento della città, ha determinato la voglia di creare e sviluppare una performance che ponesse il ‘rumore’ al centro di tutto.”


“Agire nello spazio ha assolutamente cambiato il nostro approccio nella performance. Solo ascoltando lo spazio intorno a noi siamo riusciti a creare la nostra esposizione.”


“Siamo, per la maggior parte dei casi, abituati a non ascoltare, a non ascoltarsi. L’acustica di un posto caratterizza quel luogo, lo determina, lo cambia. Prendere consapevolezza di questo permette di vedere la città in modo diverso, di percepire lo spazio e le persone che lo compongono con maggiore concretezza.”


“La parola che meglio riassume le mie sensazioni durante il workshop è ‘pazienza’. Pazienza intesa come disponibilità da parte di mia di accettare che una propria iniziale idea o un proprio approccio al lavoro possano essere messi in discussione, darsi il tempo di analizzare una problematica e affrontare un compito ad essa collegato da più punti di vista possibili.”


“La considerazione più importante che mi porto dietro è l’aver capito quanto in realtà abbiamo la possibilità di condizionare ciò che ci circonda, e quante possibilità apre l’interazione con l’esterno, in particolare rispetto al rapporto che si può instaurare con le persone che vivono determinati spazi.”


“Possiamo veramente cambiare la percezione che queste persone hanno dello spazio in cui si trovano, veicolando anche dei messaggi. In questo senso credo che sia necessario portare queste forme di teatralità nella città, perché solo così possiamo sperare di ricreare un nuovo pubblico. Anche per fare questo però è necessario porsi in dialettica con tali spazi.”


“Il mio giudizio su questa esperienza è molto positivo, soprattutto perché mi ha aperto a delle riflessioni che continuano e continueranno anche in seguito. In particolare riconosco a Serge von Arx il merito di averci fatto lavorare in autonomia, non dando risposte ma ponendo ulteriori domande, e questa credo sia la chiave per fare in modo che questo lavoro possa proseguire per ognuno di noi.”


“Ho capito che ascoltare e stare coscienziosamente all’interno dell’ambiente in cui si lavora è fondamentale.”


“Questo workshop mi ha aiutato a capire l’importanza dell’ascolto verso il pubblico sul palco per ricevere un scambio, ma anche a camminare per la città guardandomi e ascoltandomi attorno, invece di guardare il marciapiede come sono solita fare.”


“L’obiettivo era quello di invogliare la gente a venire a teatro per far sì che in un futuro non rimanga deserto.  Manca il contatto umano e noi possiamo aiutare le persone ad uscire dal loro guscio. Certamente abbiamo scoperto, tramite alcune performance, alcuni metodi per attirare l’attenzione delle persone.”


“Parlare e riflettere dell’esperienza del Workshop con Serge von Arx è come riflettere su di un puzzle. Sicuramente gli aspetti che mi hanno più sorpreso, arricchito e guidato verso la tipologia di progetto realizzato, sono state le discussioni e le esperienze basate su una consapevole, scrupolosa e corporea osservazione e ascoltodegli spazi e delle persone che ci circondano, del mondo che viviamo.”


“Un tassello estremamente significativo di questa esperienza è stata la presenza dei colleghi norvegesi con i quali ho avuto la fortuna di trovarmi. Questo mi ha inevitabilmente posto un’ulteriore sfida: entrare in reale comunicazione e ascolto con una persona sconosciuta, proveniente da un contesto differente, con un diverso background e con un’altra lingua; tutto con il fine di creare e progettare qualcosa di sconosciuto insieme.”


“Per quanto riguarda il nostro progetto, abbiamo colto immediatamente l’occasione di sperimentazione, di rischio e di studio che stavamo vivendo durante il Laboratorio, in un percorso sonoro e visivo in grado di attivare più tipologie di persone.”


“Il percorso sviluppato attraverso questi Workshop ci ha fatto riflettere sulle potenzialità di ciò che stavamo creando, progettando quindi qualcosa che potesse diventare permanente, che se continuato a sviluppare potesse realmente fungere da grande attivatore e catalizzatore delle persone e dello spazio. Tutto ciò utilizzando anche la tecnologia di cui disponiamo.”


“Le esperienze attive di osservazione e ascolto sono state la nostra ispirazione e guida. Abbiamo utilizzato il suono come elemento principale e creato un percorso nel quale attraverso l’osservazione e l’ascolto si potesse vivere un’esperienza sensoriale ed empatica.”


“Fare esperienza e creare insieme è stato estremamente stimolante, cercare di capire e di utilizzare ciò di cui si discuteva e viveva durante i giorni di Workshop è stato una sfida che ha cambiato il mio modo di osservare ed ascoltare la realtà che mi circonda.”


“Discutere dei progetti dei colleghi e del nostro progetto è stato utile, ho avuto l’opportunità di ascoltare i pareri e le idee di persone con molta più esperienza e questo mi ha aiutato a comprendere gli errori commessi e soprattutto ho compreso alcune delle domande fondamentali da porsi quando si propone qualcosa in uno spazio pubblico.”

 

L’incontro ha avuto inizio sul palcoscenico del Teatro della Pergola, in un clima generale di scambio in cui Serge von Arx e Juan Carlos Martel Bayod hanno delineato la materia del laboratorio e ognuno di noi ha avuto modo di presentarsi:

“Fin da subito è stato chiaro come il seminario fosse un’occasione per cambiare la nostra prospettiva e imparare ad osservare con intuizione e fiducia verso tutti i sensi di cui disponiamo; come il teatro dovesse essere una necessità per la città e come quindi fosse importante per noi conoscere la città stessa, ascoltare chi l’ha vissuta nel tempo e, infine, cercare di riportare il teatro alla città.”


“Ci siamo interrogati sul concetto di scenografia, la quale non esiste se non per dare e ridare dei contesti e che quindi è un dialogo che prende forma nel momento in cui ci sono le persone che la abitano. E non esiste teatro senza pubblico e non si può neutralizzare il contesto in cui uno spettacolo prende vita.”


“Un altro momento di scambio particolarmente significativo è stato quello con Lars Petter Hagen, riguardante la relazione tra suono, spazio e tempo. «All the music has to be site specific», ha specificato subito Lars, in quanto strettamente connessa con il contesto in cui si inserisce ed il concetto di tempo, dato che «to listen to music is to try to understand the future, based on the past, through the present».”


“Ciò che mi è rimasto da queste esperienze è stato che per avere un effetto nello spettatore è necessario da performer cambiare punto di vista e cercare di pensare a come pensa il pubblico stesso.”


“… stimoli e riflessioni interessanti, penso alla mattina dedicata dal compositore alla lezione sui suoni e alla presentazione sulla ‘archeologia dell’uomo’, tipi diversi di approccio al lavoro in quanto a sensi e modalità.”


“Utile ricordarci che ciò che si fa sul palco è impossibile esista a prescindere dal contesto specifico, il luogo, il momento storico, il momento della giornata, la struttura del teatro stesso, che con il pubblico ti relazioni usando e creando un terreno comune.”


“«Il compito dell’artista è ricordare alla società ciò che ha dimenticato». Abbiamo a lungo dissertato sulla possibilità di dare un contributo importante alla società.”


“Una ricchezza avere a che fare con artisti internazionali, col loro bagaglio e anche coi loro allievi: presenza stimolante.”